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Emanuele Manco
Scritti, impressioni, opinioni.
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IRON MAN
Un film di Jon Favreau.
Con Robert Downey Jr., Terrence Howard, Jeff Bridges, Shaun Toub, Gwyneth Paltrow.
Genere Azione, Supereroi.
Durata 126 minuti.
Produzione USA 2008.
Distribuzione Universal Pictures.
Lo penso da sempre e lo ribadisco, trarre un film da un fumetto di super
eroi non è cosa facile. Sono scivolati nell'impresa registi anche molto accreditati. Il fatto è che quello che funziona nel mondo del fumetto, non funziona al cinema e viceversa. C'è bisogno di un regista capace di stringere un “patto di sospensione dell'incredulità” molto forte con i propri spettatori, ma che d'altra parte, introduca con misura i necessari elementi di realismo, in assenza dei quali l'intera operazione perde di credibilità. Non che questo ragionamento non valga anche per altri action movie. Troppe volte si assiste a scene di azione così esagerate da infrangere qualsiasi patto con lo spettatore. Detto questo, temevo molto un film su Iron Man. Come in generale temo ogni film su un super eroe. Adoro questo genere fumettistico, e proprio per questo temo sempre che malfatte trasposizioni cinematografiche mettano questo genere in ridicolo. Non è questo il caso. Il regista Jon Favreu, che si è persino ricamato un piccolo ruolo nel film, come autista di Tony Stark, non è proprio un novellino. Già discreto attore televisivo, amico intimo e collaboratore del comico Vince Vaughn, ha già diretto film non eccelsi, ma con ottimi attori, come il film di esordio “Made – Due imbroglioni a New York” (2001), con Vaughn nel cast, ma anche con Famke Janssen e Peter Falk, e “Zathura – Un'avventura spaziale” (2005) con Tim Robbins. Non è quindi nuovo a film ad alto tasso di spettacolarità.
Inoltre c'è da ricordare che questo film è il primo co-prodotto dalla Marvel stessa. Il prossimo sarà Hulk. Favreu compie diligentemente il suo ruolo di regista su commissione. Non cerca di dare una visione “artistica”, o un rilettura in chiave problematico esistenziale della mitologia del super eroe. Si limita a raccontare, molto bene, una storia. La storia di un personaggio che non è mai stato al massimo della popolarità, ma che ha sempre avuto negli anni uno zoccolo duro di appassionati molto attenti. La storia di Tony Stark, genio miliardario, ben interpretato da Robert Downey jr. Stark è il titolare della più importante e tecnologicamente avanzata, fabbrica di armi degli Stati Uniti. Come molti ricconi vive una esistenza frivola, tra feste e divertimenti, senza badare bene all'uso che viene fatto dei prodotti della sua fabbrica. Recatosi in Afghanistan per una dimostrazione, viene gravemente ferito in un attentato, e catturato da un gruppo di terroristi, i quali gli impongono di costruire per loro un prototipo di una delle sue più avanzate armi. Per farlo gli mettono a disposizione armi fabbricate dalla sua stessa fabbrica, arrivate in mano ai terroristi per misteriosi canali, la scoperta dei quali è oggetto della trama del film. Messo davanti alle estreme conseguenze del suo operato Stark cannibalizza la sua stessa tecnologia per realizzare un dispositivo che metta in grado il suo cuore, gravemente danneggiato da una scheggia durante l'attentato, di funzionare al meglio e tenerlo in vita. Questo stesso dispositivo alimenta un'armatura che il geniale inventore riesce a costruire proprio sotto il naso dei suoi carcerieri. Con questo rudimentale prototipo Stark riuscirà a liberarsi dai terroristi. Recuperato nel deserto afghano, al suo ritorno negli Stati Uniti deciderà di cessare la fabbricazione di armi, e di costruire di contro una versione più evoluta della stessa armatura. La prima parte del film riprende in maniera molto fedele le origini del personaggio, che nel fumetto originale si recava in Vietnam, attualizzandole. Se devo fare un appunto a questa prima parte è l'ho trovata parecchio semplicistica nella definizione dell'ambiente. Mi ha ricordato molto i film di guerra degli anni '80. Ma non quelli di Oliver Stone e Stanley Kubrick, ma i “Rambo” e i film con Chuck Norris. Stereotipati appaiono i terroristi e il loro accampamento per esempio. Pur tuttavia questo approccio non è lontano da quello originale del fumetto, e della Marvel anni '60. Anche quell'universo poteva essere definito come una buona approssimazione dell'universo reale. Quello che importava non era l'accuratezza dell'ambientazione, ma l'uso drammatico della stessa, e che la storia alla fine non perdesse di efficacia. Così per questo film, il quale, supportato da un ottimo cast ci fa superare le limitazioni di questa prima parte. Infatti al ritorno negli States di Stark il film decolla. I personaggi cominciano a crescere di spessore. Sia Tony, che Virginia "Pepper" Potts, la segretaria tutto fare, ovviamente segretamente innamorata del suo capo, interpretata con molto garbo da Gwyneth Paltrow. Decisamente in parte sono anche Jeff Bridges, nel ruolo del socio in affari di Stark, Obadiah Stane, e Terrence Howard, nel ruolo di Jim "Rhodey" Rhodes. Poco sviluppato, praticamente un cameo è invece Harold "Happy" Hogan, interpretato dallo stesso Favreu, che probabilmente ha voluto concentrarsi più sulla regia che sulla recitazione. In effetti il film presenta una serie di sequenze veramente spettacolari, molto curate. Il film ha un buon budget e lo utilizza molto bene. Nella vicenda entrerà poi in gioco anche lo S.H.I.E.L.D. (Strategic Hazard Intervention, Espionage and Logistics Directorat) una agenzia di spionaggio e contro spionaggio inventata a bella posta nell'universo Marvel. A rendere credibile l'operazione c'è da un lato una serie di trovate assolutamente plausibili. Quando Iron Man comincia a sperimentare il volo per esempio, scopre anche i più elementari principi della fisica per esempio, come il principio di azione e reazione, e scopre che ad alta quota sull'armatura si forma il ghiaccio. Non sono banalità. Abbiamo visto troppo spesso Superman volare nello spazio, in spregio a qualsiasi elementare legge della fisica. A parte una notevole cura dei dettagli tecnologici, veramente molto credibili se non verosimili, non crediate che tra esplosioni, segreti e agenti segreti, convulse scene di azione e sfoggio di tecnologia avanzata, il film si prenda troppo sul serio.
Il registro, a parte la prima mezz'ora, è ironico, senza scivolare nel comico o nel parodistico. Un sottile filo di ironia, che mi fa paragonare questo film ai migliori Bond movie. Il film è comunque il primo tassello di un progetto più ampio, che probabilmente potrebbe portare al cinema un concetto finora poco sfruttato, ossia che nell'universo Marvel i vari personaggi interagiscono spesso tra loro. Infatti Tony Stark apparirà nel prossimo film su Hulk. In questo film invece oltre alla presenza dello S.H.I.E.L.D., vi devo segnalare la chiosa finale, ossia una sequenza montata alla fine dei titoli di coda, che preannuncia l'inevitabile sequel, introducendo un personaggio molto caro ai Marvel-Fan. Non andatevene quindi. Restate in sala fino alla fine.
E se...Edward Lorenz 1917 - 2008
« Il battito delle ali di una farfalla in Brasile può scatenare un tornado in Texas »
Per questa frase Edward Lorenz è passato alla storia. Era il 1979 quando Lorenz presentò all'American Association for the Advancement of Sciences, le conclusioni di un lavoro che aveva dello straordinario. Lorenz era un matematico prestato alla meteorologia.
Già dal 1960 aveva cominciato a formalizzare un modello matematico per le previsioni meteorologiche. L'osservazione delle sequenze numeriche ricavati dai dati meteorologici lo pose però davanti a un inaspettato risultato: la loro assoluta imprevedibilità. Durante i lunghi anni di ricerca Lorenz utilizzò calcolatori dalle limitate risorse di calcolo. Lorenz poteva considerarsi uno di quei tanti pazienti operai della ricerca, quelli che giorno per giorno, durante anche lunghi anni, con pazienza infinita, osservano, osservano, come cercatori d'oro in un fiume, in attesa della pepita d'oro. Fu proprio grazie a questo paziente lavoro che alla fine riuscì a intuire l'esistenza di quei disturbi ricorrenti al modello generale, che erano la causa della sua imprevedibilità. Scoprì infatti che questi disturbi non erano affatto trascurabili e che erano alla causa di concatenazioni imprevedibili di effetti. Un decimale in più in un fenomeno lontano migliaia di chilometri, si moltiplicavano fino a diventare di parecchi ordini di grandezza più grandi in altre parti del mondo. La famosa frase rende perfettamente il senso degli effetti nel mondo reale di questo fenomeno. Queste conclusioni portarono a formalizzare quella che oggi chiamiamo “Teoria del Caos”, nata per la meteorologia, poi estesa a tutti quei fenomeni che sfuggono alla matematica tradizionale. Fenomeni caotici come il comportamento dei mercati per esempio. Non vinse il Nobel solo perché non esiste né per la matematica, né per la meteorologia. Ma vinse il premio Kyoto, per il suo contributo allo studio dei cambiamenti climatici, con la motivazione “Fu una rivoluzione pari a quella di Isaac Newton nel modo con cui l'uomo vede la natura”.
A lui va il mio commosso ricordo e il ringraziamento di giovane studente di matematica, al quale il suo lavoro ha aperto orizzonti inaspettati e meravigliosi, nonché tanti argomenti degni di essere sfruttati dalla migliore hard-sf.
JUNO
Un film di Jason Reitman.
Con Ellen Page, Michael Cera, Jennifer Garner, Jason Bateman, Olivia Thirlby, Allison Janney, Rainn Wilson, J. K. Simmons.
Genere Commedia, colore 92 minuti.
Produzione USA, Canada, Ungheria 2007. - Distribuzione 20th Century Fox
Juno è una sedicenne vivace e intelligente. Affronta con ironia e
pragmatismo le cose della vita. Così quando si ritrova incinta non si perde d'animo. Conscia di non essere pronta al ruolo di mamma, dopo aver valutato e scartato l'idea dell'aborto, decide di mettersi alla ricerca di genitori adottivi per il suo futuro bambino. A fare da sfondo alla vicenda una provincia americana tutto sommato un po' favolistica, lontana dalle caratterizzazioni truci dei film di ambientazione metropolitana.
Il personaggio di Juno è quello di una classica outsider, non la più bella, ne la più brava, ma la solita allieva della quale si potrebbe dire “è intelligente ma non si applica”. Anche il suo ragazzo Paul non è proprio un nerd, pur non essendo il simpaticone della scuola. I genitori di Juno sono un'altra interessante caratterizzazione della vicenda. Coinvolti dalla dirompente Juno non recitano la parte dei moralisti, ma collaboreranno attivamente al progetto. E' lo spirito di tutta la vicenda, il cui svolgimento non si rifugerà mai in facili moralismi, e manterrà per tutto il tempo il senso della misura. Il contrasto all'apparenza stridente è con i genitori adottivi in pectore, di ambiente alto borghese. Tutto l'insieme però vince il patto di incredulità. Grazie anche agli ottimi dialoghi. Credibile quindi risulterà il finale, niente affatto scontato.
Ottimi tutti gli interpreti, a cominciare dalla protagonista Ellen Page. Da segnalare l'ottimo J.K. Simmons nella parte del padre di Juno.
Recensione pubblicata anche su Pordemovie & Friends