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Emanuele Manco

Scritti, impressioni, opinioni.
martedì, 23 gennaio 2007

Buzzati a Milano

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categoria: milano

mercoledì, 17 gennaio 2007

Autori: John Steinbeck

uominietopiCosa dire di nuovo su John Steinbeck? Di biografie ne trovate a iosa. Copiare e incollare simili dati non aggiungerebbe nulla di nuovo. Sgombro il campo da ogni equivoco. Quando parliamo di Steinbeck non sono imparziale. Quando ne esalto le doti e le emozioni che provo davanti ai suoi libri, c'è sempre un saputello di turno che mi esalta Faulkner anzichè Harper Lee. La cosa non mi interessa. Ci saranno scrittori migliori, ma anche peggiori. La cosa non è importante. Sono per me importanti le emozioni suscitate dalla pagina scritta.
Dalle mie letture steinbeckiane estrapolo alcuni titoli, senza alcuna pretesa di completezza. Cerco solo di delineare un percorso emozionale. "Uomini e topi" è stato il primo romanzo che ho letto. Mi ci sono attaccato come una sanguisuga. Il romanzo è breve, ma non scarno. Denso di un senso di tragedia inevitabile, avvertibile sin dalle prime pagine. George e il suo amico subnormale Lenni cercano solo un posto dove andare, un lavoro, una speranza di vita migliore. Lavorano in un ranch, cercando solo di sbarcare il lunario. Ma cupidigia, stupidità e miserie morali li stringono in un angolo, fino a epilogo tragico. L'incapacità di capire le miserie del mondo di Lenni non sarà qui sinonimo di innocenza infantile, bensì di assoluta vulnerabilità all'orrore di vivere. Il mio percorso poi prosegue con "Furore".  furoreRomanzo che riesce ad essere dettagliato senza essere prolisso. Pur se lungo e dettagliato, non c'è una parola, una frase, che appaia buttata lì a caso. Nulla è fuori posto.  Il viaggio della speranza della famiglia Joad, dall'arido Oklahoma alla fertile california, sarà anch'esso l'inutile tentativo di riscatto un gruppo di sconfitti. Ancora ricordo le prime pagine, lette durante una afosa giornata di scirocco palermitano, che narrano nel dettaglio della siccità che colpisce l'Oklahoma. Sento ancora l'odore della polvere. Il senso di secchezza alla gola. Tutto in Furore è così, polveroso, sporco. E disperato. Ma non solo di sconfitta e disperazione parla il nostro. Anche i disperati e gli ubriaconi in realtà possono essere felici, e accontentarsi di ciò che hanno. E' questo, a mio giudizio, il senso di due simpatiche favole, "Vicolo Cannery" e "Quel fantastico giovedì". Non inganni l'ambientazione tra i poveri, gli ubriaconi e le prostitute del Vicolo Cannery, a Monterey, in California. L'altra faccia del sogno americano sa anche godere delle piccole cose. Come una festa ben riuscita. Le strampalate circonvoluzioni mentali dei "ragazzi" del FlopHouse sono l'occhio disincantato sulla nascente società dei consumi. Un filtro sulle ipocrisie della società borghese. Se "Vicolo Cannery" è una simpatica favola, "Quel Fantastico Giovedì" è l'apoteosi del nonsense. I "ragazzi" danno il meglio di se,vicolocannery aiutando "doc", il personaggio del biologo, già presente anch'esso nel precedentefantasticogiovedì romanzo, a redimere la prostituta Suzy. Assolutemente imperdibili i capitoli "cose che non c'entrano nulla" e sul festival delle farfalle. Un occasione per Steinbeck di dissertare su ciò che più gli piace, per puro diletto, suo e anche nostro. Il capitolo finale, con la simpatica lezione di guida, ci riconcilia con la vita e ci fa tornare il gusto del sorriso. L'ultima stazione del mio breve percorso è "La luna è tramontata". Un romanzo ambientato in un villaggio norvegese occupato dai nazisti durante la seconda guerra mondiale. I personaggi sono come sempre tratteggiati in maniera sinteticamente dettagliata. Vediamo come i pacifici abitanti del villaggio scoprono dentro di se la forza di ribellarsi all'occupante. Comprendiamo inoltre come i nazisti fossero destinati alla sconfitta. Il romanzo infatti è stato scritto nel 1942. La lucida analisi di Steinbeck sembra invece scritta a posteriori. Un altro segno della lunaètramontatagrandezza di questo autore.

Pubblicato anche su Il Leggio
postato da emanuelemanco alle ore 15:17 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: romanzi

domenica, 07 gennaio 2007

Film: Il Grande Capo

capoL'incursione di Lars Von Trier nel territorio della commedia è semplicemente geniale. Sin dall'inizio del film è lo stesso regista ad avvisarci di non prendere troppo sul serio il film. In realtà ricorrendo allo strumento della commedia degli equivoci, Von Trier ci racconta sicuramente una farsa, ma anche una seria esposizione delle dinamiche interpersonali sul posto di lavoro.  Il film ha per protagonista un attore, chiamato a interpretare un ruolo insolito, in un palcoscenico insolito. In una azienda di informatica, il maggiore azionista, per evitare di affrontare le proprie responsabilità, ha inventato la figura di un fantomatico grande capo, al quale ovviamente attribuisce tutte decisioni impopolari. Ma, a seguito della conclusione di un grosso affare, è costretto a reclutare un attore per interpretare il ruolo del "grande capo", pena la perdita dell'affare. Infatti il committente vuole conoscere di persona il "grande capo". Ne viene fuori una rocambolesca serie di equivoci. Di esilaranti gag che vedono protagonisti i vari impiegati dell'azienda, che finalmente non perdono l'occasione di scaricare sul "capo" i lori malumori, ma anche le loro aspettative e speranze.  Con ottimo senso del ritmo vediamo la situazione ingarbugliarsi e poi svolgersi verso un finale tutto da vedere.
Regista e attori sono veramente all'altezza della situazione. Consiglio veramente a tutti questa graffianto satira del mondo del lavoro. Penso che ognuno di noi troverà anche un pizzico delle situazioni che vive ogni giorno, e magari ridendone potrà sdrammatizzarle. Ovviamente Von Trier non perde occasione per sperimentare azzardate soluzioni visive. Lars Von Trier inventa l'Automavision, ossia l'utilizzo di una camera fissa senza nessun operatore dietro, comandata da un computer che decide a caso cosa riprendere, se fare uno zoom o una panoramica. Quindi talvolta vediamo strane inquadrature, decise a caso dal computer!

Cito questa curiosità dal sito del film:
Tra le immagini appariranno tra i 5 e i 7 "lookey", ovvero, fotogrammi in apparenza senza legami con la storia che hanno un senso proprio da scoprire.
"A prima vista sembrano dei piccoli errori - spiega Von Trier - invece sono un enigma che deve essere risolto, trovando un codice unico": una sorta di concetto chiave che dovrebbe fare da filo conduttore per quelle anomalie. Il primo che lo scoverà riceverà un premio di circa 4 mila euro.
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postato da emanuelemanco alle ore 21:11 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: film

domenica, 07 gennaio 2007

Film: Dopo il Matrimonio

Dopo aver dedicato la sua vita ai bambini indiani abbandonati, Jacob Petersen, riceve dalla natia Danimarcamatrimonio una proposta di finanziamento. Condizione necessaria e sufficiente, posta dal finanziatore, è che Jacob si rechi personalemente in Danimarca per incontrare di persona il misterioso filantropo. Tornato in Danimarca Jacob verrà a conoscenza di cose che sconvolgeranno la vita sua e delle persone che incontrerà. Il film toccherà i toni del melodramma, ma con uno straordinario senso della misura. Merito di un ottimo cast, nel quale spicca sicuramente Mads Mikkelsen, interprete del tormentato Jacob, ma non demerita nessuno.
Il territorio è di quelli pericolosi. Il melodramma è sempre a rischio di luoghi comuni e stereotipi. Ma la regista Susanne Bier riesce a fuggire dalle banalità. Un occhio attento ai piccoli particolari, ai giochi di sguardi, riesce a condurci tranquillamente per tutto il tempo della visione nelle vite dei personaggi. Riesce a farci spettatori con assoluta naturalezza dei loro piccoli e grandi drammi. Un ottima prova di cinema delle persone vere, delle vite vere.
postato da emanuelemanco alle ore 20:24 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: film

domenica, 07 gennaio 2007

Film: Casinò Royale

Casino RoyaleBond is Back. Una sequenza in bianco e nero ci introduce al nuovo film su James Bond. E' un Bond agli esordi quello che ci viene presentato. Non ha ancora il doppio zero, ma lo acquisirà di li a poco, sul campo. La canzone dei titoli è bondiana quanto serve. David Arnold è sicuramente degno erede di John Barry. Il film prosegue con un inseguimento degno forse dell'Uomo Ragno, ma quando si tratta di Bond certe iperboli si perdonano. La prima sorpresa è Daniel Craig. Sicuramente non ha il fisico del ruolo, la sua capigliatura bionda è veramente fuori posto. Pur tuttavia è buon attore, e non è mai fuori parte. Ci propone un Bond molto meno dandy, più brutto, sporco e cattivo. Ma anche ancora inesperto, un po' ingenuo, un po' troppo preso di se. Questa volta Bond sanguina, si taglia, si brucia, suda nel tentativo, riuscito di salvarsi la vita. Come sono lontani i tempi dello smoking sotto la tuta da sommozzatore.  Cattivo da antologia è Mads Mikkelsen, interprete dell'antagonista "Le Chiffres", presente nelle sale con il bellissimo "Dopo il matrimonio", del quale magari parlerò nel prossimo post. Il film riprende il primo romanzo di Fleming e ne trae libera ispirazione. Lo porta nel mondo post 11 settembre, forse con qualche forzatura. La scena centrale, la partita a carte, mantiene un certo livello di suspence.  I gadget sono utilizzati ma con senso della misura. Bella e tormentata la bond girl di turno, una stupenda Vesper Lynd interpretata da Eva Green. Peccato per l'assenza di  Moneypenny e di Q. Poco più che una macchietta il personaggio di Giannini. Una menzione speciale alla sempre ottima Judi Dench, interprete di una M straordinaria. Che vi posso dire? A me questo Bond rozzo e violento, che non ha ancora preso consapevolezza di se è piaciuto.  Lasciamo perdere la leggenda, quei tempi non torneranno più. Il Bond del 2000 ha ancora qualcosa da dirci, nonostante gli inflazionati epigoni.
postato da emanuelemanco alle ore 20:06 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: film

mercoledì, 03 gennaio 2007

Film: The Prestige

theprestigeIn un film sui prestigiatori nulla, ovviamente, è come sembra. I fratelli Nolan questa volta ci catapultano in una atmosfera ottocententesca molto fantasiosa, debitrice sicuramente allo steampunk.
I due protagonisti sono in stato di grazia. Così come quasi tutto il resto del cast, con uno strepitoso Micheal Caine, e un perfetto David Bowie. Deludente, ancora una volta, Scarlet Johannson che , a mia opinione, non è poi nient'altro che una ragazza carina. La sceneggiatura è semplicemente perfetta. Quasi perfetta la ricostruzione d'ambiente, magari non proprio precissima.  E' un '800 immaginario quello che ci viene mostrato. Probabilmente un universo alternativo. Ma veri sono i sentimenti, le passioni e le pulsioni che muovono i personaggi. Le loro ossessioni li porteranno, tra continui rovesci di fronte e cambi di prospettive al sorprendente finale. D'altra parte la struttura del film è chiara. Ci viene promesso  un duello psicologico tra due rivali ossessionati l'uno dall'altro. Lungo tutta la vicenda assistiamo a continue svolte nella vicenda, fino ad arrivare al "prestigio" finale. Dove capiamo che nulla è come avevamo pensato che fosse.
postato da emanuelemanco alle ore 13:49 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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Bella domanda questa. Non ce lo chiediamo tutti?


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