Typewriter With Picture Of Woman's Face On Paper  

Emanuele Manco

Scritti, impressioni, opinioni.
martedì, 29 maggio 2007

Film : Breakfast on Pluto

Recensioni - Drammatico

Breakfast on Pluto

Regia di Neil Jordan


"Sei uno sprovveduto". E' tutta in questa frase la chiave di lettura dell'ultimo film breakfastdi Neil Jordan. Potremmo sottotitolarlo come "le avventure di uno sprovveduto". Come si può essere adolescenti irlandesi negli anni '70, e non capire praticamente nulla di ciò che succede intorno? Come si fa a guardare sempre e comunque con candore al mondo? La risposta è nell'omonimo romanzo di Patrick MacCabe, dal quale Jordan ha tratto questo delizioso film.  Patrick "Kitten" Braden è il figlio indesiderato di un prete e di una donna di servizio, nella cattolicisima Irlanda. Inoltre è omosessuale. Dalla vita desidera tutto quello che desiderano tutti: L' Amore, e un proprio posto nella vita. Non gli sarà facile trovare sia l'una che l'altra cosa. Come un moderno Pinocchio cerca le tracce della sua mamma, sperduta nella tentacolare metropoli londinese. Cerca, come Cenerentola, un principe azzurro. Si imbatterà in militanti dell'IRA, demoni tentatori (un mefistofelico Brian Ferry), poliziotti corrotti e mille altre insidie. Ma troverà anche veri amici e il vero senso della vita. Il personaggio è interpretato da uno strepitoso Cillian Murphy. Attore che ormai non è più solo una promessa, ma una promessa mantenuta. Qui è impegnato in un ruolo sempre difficile, ma molto attento a non cadere mai nella esagerazione caricaturale.  Ottima anche la sua prestazione canora. Il cast dei comprimari è ben gestito dal regista. Da Liam Neeson, bietolone come al solito, ma funzionale alla storia, a Stephen Rea, attore feticcio di Jordan, al cameo di Brian Ferry, al redivivo cantante punk Gavin Friday. Ma non voglio fare torto anche ai giovani e bravissimi Laurence Killian e Ruth Negga.
La colonna sonora è una bellissima escursione nel pop anni '70. Un pop forse melenso, ma assolutamente in tono con il modo di sentire la vita di Patrick.
Il film però mantiene quasi sempre il senso della misura, con solo un paio di scivolate gratuite nel melodramma, che non posso anticipare per non rovinare il gusto di seguire la storia.
Ma il gusto finale che resta è buono. Usciamo dal cinema decisamente sorridenti. Contenti di aver visto un bel romanzo di formazione, molto ben raccontato. E siamo anche contenti di poterlo raccomandare caldamente agli amici.

Recensione pubblicata anche su Pordemovie
postato da emanuelemanco alle ore 19:49 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: recensioni, film

venerdì, 18 maggio 2007

Il tamburo di latta

Volete unire il piacere della lettura, a quello del buon cinema e della buona tavola?

DOVETE cliccare qui
postato da emanuelemanco alle ore 11:27 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria:

mercoledì, 16 maggio 2007

Film : Il piacere e l'amore

Recensioni -  Drammatico

Il piacere e l'amore

Regia di
Nuri Bilge Ceylan


Isa e Bahar si sono amati. Ma ora il loro amore è finito. 01rendercmsfield.jspSoffocato  nella assoluta incomunicabilità. Lui ha tradito lei. Lei è cronicamente depressa. Nuri Bilge Ceylan racconta tutto ciò con intensi primi piani. Lunghi silenzi.  Una turchia al di fuori di ogni stereotipo fa da sfondo alla semplice vicenda. Ad interpretare i sofferti ruoli dei protagonisti sono lo stesso regista e la sua vera compagna. Ho letto che Ceylan è paragonato a un novello Antonioni. In effetti mette in scena molte delle inquietudini evocate dal grande Michelangelo. Ma Ceylan ha anche appreso la lezione di Tarkovskij a mio personale giudizio.  Ne cita i guizzi luminosi. Le scene sulla neve sono notevoli. Merito di una fotografia elegante ma non laccata. La vicenda è raccontata scarnamente. I dialoghi sintetici però non sono laconici, ma assolutamente veritieri.  La tensione della vicenda, nei lunghi silenzi, non cade. Anzi sono proprio i silenzi e le splendide rendercmsfield.jspimmagini a darci tutto il senso del film. Sguardi, intensi colpi di luce, nevicate e splendidi paesaggi sono le componenti di una straordinaria grammatica dei sentimenti che non necessita di parole per esprimersi. Persino la cadenza stagionale, non a caso in lingua originale il film si chiama "Climates", ossia climi, rende il senso dell'evoluzione della vicenda, che comincia in un luminoso giorno d'estate, per avere il suo epilogo in un un nevoso giorno d'inverno.
Anche la non eccessiva lunghezza della pellicola contribuisce a non fare cadere mai la tensione drammatica. Assolutamente da vedere.

Recensione pubblicata anche sul Pordemovie
postato da emanuelemanco alle ore 22:07 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: recensioni, film

lunedì, 07 maggio 2007

Film: Spiderman 3

Recensioni -  Fantastico

Spiderman 3

Regia di Sam Raimi



Poster - Spiderman 3Tanto tuonò che piovve. La tanto aspettata (temuta?), terza parte della saga cinematografica di Spiderman è arrivata. E' già record di incassi. E in effetti il cinema di Milano dove ho visto il film era gremito in ogni ordine di posti. Da un punto di vista commerciale quindi sembra che la missione del film si compirà. A questo punto urge capire se anche da un punto di vista "artistico" anche stavolta Sam Raimi abbia colto nel segno. E' inevitabile il confronto con i primi due film, o come credo sia più giusto pensare, le prime due parti della storia. La prima parte ci ha raccontato le origini del personaggio, ne ha introdotto l'universo al pubblica, focalizzandosi su pochi punti fondamentali ossia : le origini, e lo scontro con Green Goblin, con un nascente rapporto con Mary Jane sullo sfondo. La seconda parte, libera dal vincolo di introdurci i personaggi, ha mostrato l'evoluzione delle vicende sentimentali del primo del primo. Ci ha mostrato un antagonista molto più sfaccettato di quello del primo film, e rappresentato molto bene alcuni conflitti interiori di Peter Parker.
Detto fra noi, è un peccato che sia nel primo che nel secondo film i cattivi siano morti. Ma se nel primo film la scelta era rispettosa della continuità del fumetto, nel secondo caso ci si è liberati troppo presto di un gran bel personaggio. Il terzo film mette moltissima carne al fuoco. Il difficile rapporto fra MJ e Peter, reso complicato dal successo di Spiderman e dai contemporanei fallimenti professionali della sua ragazza. Il difficile conflitto che si instaura tra potere e responsabilità, simboleggiato dall'avvento del costume nero, che ha per Peter lo stesso appeal dell'anello dell'invisibilità di Frodo o del lato oscuro della Forza. Ci introduce quindi nuovi personaggi, presi di peso dal pantheon di Stan Lee, ossia Gwen Stacey e suo padre, capitano di polizia. Introduce poi un supercriminale classico, l'Uomo Sabbia, con una sintetica ma bella caratterizzazione invero. Viene mostrato anche il ritorno di Goblin, ossia ci viene mostrato come Harry Osborne raccolga la sanguinosa eredità paterna e cerchi vendetta nei confronti dell'odiato Uomo Ragno. Nello stesso film poi vediamo  le origini di Venom, e assistiamo quindi a mirabolanti scontri tra Spidey e il feroce ex costume alieno. Insomma, potenzialmente materiale per tre film, concentrato in 140 adrenalinici minuti. Ah..nel mentre Peter e Mary Jane hanno una seria crisi, e rischiano di prendere delle sbandate per altre persone. Conosciamo persino  meglio il sig. Ditkovich, il puzzolente padrone di casa di Peter, tramite poche ma efficaci battute.
Ci voleva veramente un gran bel regista per non perdersi in tutte  queste trame e caratterizzazioni.  Potrei dire che se i primi due film erano essenzialmente composti da pochi e semplici ritratti, quest'ultimo è un gigantesco affresco, che si propone come la summa della saga quarantennale di Spiderman. Probabilmente, non sapendo di poter realizzare nuovi film in futuro, Raimi ha messo in questo, in versione compressa, tutte le idee che poteva. Viene da dire che alcune piccole trovate fanno gridare al genio. Il casco di Peter, con ancora semi appicicato l'adesivo della pizzeria del secondo film, è un tocco di continuità secondo me geniale. Quando in molti film si realizzano errori di continuità dentro la stessa scena, Raimi riesce ad essere coerente tra un film e l'altro! Tanto di cappello. Tecnicamente il film è impeccabile. Lo stupore di vedere volteggiare il ragno nei cieli di NY è ormai passato. Gli effetti speciali sono ottimi, e ormai non stupiscono più. Io penso che sia un bene in realtà, perchè gli effetti speciali, come una buona colonna sonora, non devono fagocitarsi il film, ma essere al suo servizio. Va da sè che la partitura musicale è come sempre ottima. Riprende il tema principale di Elfman , aggiungendo dei motivi nuovi, con assoluta perizia. Alla fine del discorso vi chiederete se il film mi sia piaciuto. Io posso dire di sì. Mi è piaciuto. Ma non mi ha dato le emozioni del primo, o la piena soddisfazione del secondo. Nella logica seriale del fumetto direi che aspetto il prossimo episodio per vedere se dal buono si torna all'ottimo. Nella logica del cinema, auspico che Raimi abbia veramente qualche buona idea per un quarto film. Invero quarant'anni di Spiderman sono lì a suo disposizione. Ci sono fior di personaggi e di antagonisti da sfruttare degnamente. Quasi quasi auspicherei una buona serie televisiva ad alto budget, che sfrutti, settimana dopo settimana, le potenzialità dei personaggi e li faccia crescere con ampio respiro. Ma forse chiedo troppo.

Pubblicato anche su Pordemovie
postato da emanuelemanco alle ore 22:13 | Permalink | commenti (5) / commenti (5) (pop-up)
categoria: recensioni, film

sabato, 05 maggio 2007

Libri: Infect@

Lo strano caso di Infect@.

infectaGli aspiranti scrittori di fantascienza italiana hanno una buona occasione per pubblicare. Ossia partecipare al premio Urania. Su 12 uscite annuali, almeno una è sicuramente riservata a un autore italiano. Ossia il vincitore del premio. E, fino a qualche tempo fa, questa era l'UNICA occasione riservata agli autori di lingua italiana. Con l'eccezione di Valerio Evangelisti, forse.  Ogni regola ha però sempre. e comunque, le sue doverose eccezioni.  Il nuovo corso di Urania sembra avere aperto nuovi spazia agli autori italiani. Dopo avere quindi doverosamente pubblicato il romanzo vincitore dell'edizione 2006 del premio, ossia Stella Cadente di Alberto Costantini, la Mondadori ha deciso di pubblicare il secondo classificato, giudicabile anch'esso di pubblicazione, ossia Infect@ di Dario Tonani.
Ho intitolato questa recensione, "lo strano caso di Infect@".  Non è uno strano caso per l'eccezione alla regola. Lo è in virtù di una serie di riflessioni che sono state scatenate dalla lettura del romanzo. Ma andiamo con ordine. Il romanzo è una avvicente cavalcata nei più conosciuti stilemi di genere. Ho detto conosciuti, non scontati. Forse a un lettore più navigato gli espedienti narrativi e certi dialoghi non saranno apparsi nulla di originale.  Ma la miscela funziona, come sempre vale la regola per cui, non conto quello che dici, ma come lo dici. La vicenda è ambientata in una Milano prossima ventura. C'è una nuova droga nel futuro. I +toons,  cartoni animati, visti attraverso lenti speciali, che provocano stati di allucinazione fin troppo reali e realistici. L'ex poliziotto Cletus viene fortunasamente in possesso di un tera disc contente un terribile segreto. E che si trova costretto alla fuga, inseguito da letali cartoons, per salvare la propria vita e quella di Magda, sua compagna di fuga. Ci sono poi altri personaggi coinvolti nella vicenda, quali il poliziotto Montorsi, il terribile gangster Darko, e l'ing. De Nerbi, che con il suo fallimento personale, a mio avviso, rappresente la sconfitta della tecnologia intesa come salvifica del destino umano. E infatti non vi è riscatto. Lo sfondo è una Milano insozzata da cumuli di spazzatura e polvere di cartoon. Dove i cartoon dominano la scena con allucinante onnipresenza. Una versione futura e degradata del mondo di Roger Rabbit insomma. In effetti già ai tempi Cartoonia mi sembrava tutt'altro che una utopia. Questa proiezione futura sull'avvento di cartoonia sulla terra, non fa che confermare le mie impressioni iniziali. All'apparenza quindi niente di così nuovo nelle pagine del romanzo. Ma il tutto funziona. Mi sono sorpreso, leggendo in più sedute il romanzo, di come fosse facile, dopo poche parole, essere completamente immerso nella vicenda e nell'ambientazione. Il merito è di una prosa dettagliata e curata. Anche se i dialoghi talvolta sono autentici clichet. Ma alla fine, per un opera di genere, non sono grossi difetti. E qui veniamo alle riflessioni suscitate dalla lettura. Ossia che un romanzo del genere nulla abbia da invidiare ai prodotti da libreria,  quei famigerati "techno thriller" (scusatemi l'uso di questa odiata locuzione), che pur contenendo fantascienza, vengono promossi dalle case editrici con il distinguo "non trattasi di banale fantascienza". Cosa ci sia di banale nella fantascienza lo sanno solo gli addetti al marketing. A questo punto però, non capisco perchè un prodotto come Infect@ non potesse godere di una pubblicazione cartonata, e di una promozione degna di questo nome.  Non sarà un capolavoro, ma è un prodotto godibile e vendibile. Ne è assolutamente consigliata la lettura. Spero poi che Dario non abbandoni completemente il genere fantascientifico, o comunque che, se proprio scriverà noir in futuro, non rinunci a qualche elemento tecnologico. E' molto a suo agio con l'infodump, mascherato abilmente nella vicenda. Sarebbe un peccato che ci rinunci completamente a causa della pavidità dell'editoria italiana nei confronti della terribile parola "fantascienza".

Dario Tonani, Infect@ (2007) - FANTASCIENZA - Mondadori - Urania - 2007 - pagine 304 - prezzo 3,90 euro

Recensione pubblicata anche su il leggio
postato da emanuelemanco alle ore 18:16 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: libri, fantascienza

mercoledì, 02 maggio 2007

Film: Le vite degli altri

Recensioni - Drammatico

Le vite degli altri

Regia di Florian Henckel von Donnersmarck

Berlino Est, 1984. La caduta del muro non sembra affatto imminente. La polizia segreta, la Stasi, controlla le vite di tutti coloro che ritiene essere nemici dello stato  socialista. Con qualsiasi mezzo sia ritenuto necessario. Il capitanolocandina Wiesler è uno dei migliori in quello che fa. Ma quello che fa è disgustoso. Applica alla lettera i protocolli d'interrogatorio. Ed è abituato a ottenere dai suoi interrogati la confessione. L'incarico che gli viene affidato, quello di tenere sotto sorveglianza  il commediografo Dreysman, sembra di normale routine. In realtà il ministro della cultura vuole concupire l'attrice Christa-Maria Sieland, compagna del commediografo. Per fare ciò ha dato incarico al superiore di Wiesler di cercare prove della  infedeltà al regime di Dreysman a qualsiasi costo, mediante una intensa sorveglianza.
Ma Wiesler non è un "cattivo", in realtà è solo un burocrate, un uomo convinto di fare il proprio dovere. Spiando Dreysman intuisce la verità e diventa compartecipe delle vicende che lo coinvolgono. Scoprirà il significato dell'amore e della bellezza dell'arte e della poesia. Questo lo porterà ad abbandonare il suo ruolo di muto osservatore delle vite dei sorvegliati, assumendo un ruolo attivo nella lotta per la giustizia e la verità.
Sarà una lotta impari, il cui risultato non è scontato. La vittoria finale di Wiesler, Dreysman e di tutti gli oppositori del regime arriverà, e questo lo posso dire senza rivelare null'altro del film, arriverà il giorno della caduta del muro.  A prescindere dall'incerto esito della battaglia che vede coinvolti i protagonisti del film, la guerra sappiamo già chi la vincerà.
Ma questa retrospettiva ci aiuta a capire come sia stata vinta. La somma di tante piccole storie, compone poi la grande "Storia". Detto questo non crediate che lo spessore del tema abbia fagocitato il cinema. Lo specifico cinematografico è notevole. Il giovane regista dimostra una ottima capacità di reggere il ritmo fino alla fine. La sceneggiatura è coerente e non ha buchi. I dialoghi assolutamente credibili. Impeccabile la ricostruzione d'ambiente. Ottimo è il cast.  Dal protagonista Ulrich Mühe nel ruolo del tormentato Wiesler, a Sebastian Koch, nel ruolo di Dreysman, fino a Martina Gedeck, nel ruolo di Christa, già vista ne "le particelle elementari", fino agli ottimi comprimari.  Penso che, come un novello Wolfgang Petersen, anche von Donnersmarck, verrà presto notato dalle major hollywoodiane. Se questo sarà un bene o un male, solo il futuro potrà dirlo.

Recensito anche su Pordemovie
postato da emanuelemanco alle ore 23:11 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: film

Chi sono

Blogger: emanuelemanco
Nome: Emanuele Manco
Bella domanda questa. Non ce lo chiediamo tutti?


  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


Commenti recenti

Banners

Scorrete lacrime, disse lo sceriffo
Per scrivere uso:
Io uso Open Office
Funziona! E' gratis!
Libro in lettura:
View Emanuele Manco's profile on LinkedIn
Il mio sistema operativo è:
IUbuntu
Google


My blog is worth $7,903.56.
How much is your blog worth?

www.flickr.com
This is a Flickr badge showing public photos from Manex68. Make your own badge here.

Archivio

oggi
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
--- 2007 ---
--- 2006 ---

Bottoni

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Statistiche

visitato *loading*volte


Mappa dei visitatori:
Visitor Map
Create your own visitor map!
Radici resistenti