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Emanuele Manco
Scritti, impressioni, opinioni.
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20 settembre 2007
"E' in corso al Senato un nuovo tentativo di svuotare la legge sulla protezione dei dati personali, a danno dei cittadini e dei lavoratori e a favore delle imprese. La Commissione Industria sta esaminando gli emendamenti alla cosiddetta "lenzuolata Bersani". In seguito alle pressioni di forti organizzazioni imprenditoriali, alcuni parlamentari di entraambe gli schieramenti hanno proposto che tutte le imprese siano esonerate dal predisporre le misure minime di sicurezza a tutela dei dati personali."
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vedere gratis in tv? Ma perché è divertente per diamine! Perché con i Simpsons si ride, si ride, e si ride. La storia all’inizio pare poco più di un episodio lungo. Le inquadrature, i primi piani, sembrano ancora televisivi. Groening non pare avvalersi delle potenzialità del grande schermo. Poi, da quando Homer ne combina una delle sue, il film ingrana, e la fantasia più sfrenata prende il sopravvento. Homer inquina il lago di Springfield con gli escrementi di un maiale, suo nuovo cucciolo di casa. Le conseguenze del disastro ecologico portano la popolazione di Springfield a rivoltarsi contro la casa dei Simpson,che fuggono Alaska. Finalmente quindi vediamo pezzi di America diversi dalla solita Springfield, e c’è spazio per inquadrature più ampie, carrellate, zoom più tipici del mezzo cinematografico. Per quanto Groening si sia sforzato di rendere i Simpsons antipatici, in realtà sono dei buoni, e lo sappiamo da anni. Il film conferma questa tesi. Homer è pasticcione, un po’ egoista, volgarotto, ma è sempre e comunque un buono. Bart in fondo è un monello che ha bisogno solo di essere amato. Le donne di casa Simpson sono le teste pensanti della casa, dalla volitiva Marge, alla impegnata Lisa, alla furba e piena di risorse Maggie. Non tutti i personaggi hanno spazio nel film. Se Ned Flanders è parte della vicenda, se Moe è sempre un punto di riferimento, così come il diabolico mister Smithers, brilla per esempio l’assenza del preside Skinner. In una storia corale, che vede protagonista non solo la famiglia Simpson, ma anche drammaticamente coinvolta la popolazione di Springfield, mi pare una assenza imperdonabile. A parte Maude Flanders, non ricordo altre morti “illustri”, nel serial. Per cui posso solo immaginare Seymour in mezzo alla folla di Springfield. Magari lo troverò con i fermo immagine quando uscirà il DVD. Il film non manca di frecciate al governo americano e alle sue “agenzie”, nonché di battute fulminanti (“Che gusto c’è ad essere pazzi senza il potere?”). Una menzione speciale alla versione della sigla dei Simpson eseguita dai Green Day, che ovviamente appaiono nel film, nel ruolo di se stessi. Alla fine posso dire che la pellicola assolve egregiamente al suo scopo. Intrattenere senza per forza tenere i neuroni spenti.
Titolo originale: The Simpsons Movie
Regia: David Silverman
Sceneggiatura: Matt Groening
Musiche: Hans Zimmer
Montaggio: John Carnochan
Anno: 2007
Nazione: Stati Uniti d'America
Distribuzione: Twentieth Century Fox
Durata: 87'
Genere: animazione
Recensione pubblicata anche su Pordemovie & Friends
Il gigante di ferro è una favola hippy. Un apologo antimilitarista,contro le guerre, e
contro l'immotivata paura del "diverso". Un film che ha diverse chiavi di lettura. I suoi punti di forza sono la straordinaria tecnica mista. CGI per il robot, tradizionale per tutto il resto. Ma la tecnica è al servizio della vicenda, non se la mangia. La scena dell'ammaraggio del robot non solo è spettacolare, ma ci rende il senso di meraviglia, misto a terrore, che prova il pescatore quando vede davanti a se il gigante. Ma è straordinaria l'empatia con la quale si entra nei confronti del gigante. Tramite le posture, le gestualità, i cambiamenti di luce dei suoi occhi, riusciamo a cogliere i sentimenti di un robot! Io l'ho trovato un piccolo capolavoro. Non è un film reazionario, come molte favole mielose. Non è rassicurante, nonostante il lieto fine. Non ha canzoni o animaletti parlanti buffi. Non vuole arrivare ruffianamente a sentimentalismi da cartolina. Bensì ai sentimenti più profondi e veri. Il rispetto e la tolleranza del diverso. Il vero amore che porta al vero sacrificio. Il robot non ci pensa due volte a mettersi in pericolo per salvare una umanità ostile.Brad Bird ha poi realizzato "The Incredibles", e non mi stupisco di apprendere che Ratatoulle sia stato bene accolto. Spero che la sua vena creativa si esaurisca il più tardi possibile.
Il gigante di ferro
(The Iron Giant)
Un film di Brad Bird. Genere Animazione, colore 86 minuti. - Produzione USA 1999.
Qualsiasi genere ripropone se stesso da sempre. Come sempre il problema non è in quello che viene raccontato, ma in come. L'appassionato di qualsiasi genere, da un lato cerca sempre qualcosa di nuovo, ma lo fa stando attento a che gli stilemi fondamentali rimangano sempre uguali a se stessi. Sarà un comportamento gattopardesco. ma alla fine tutto cambia per rimanere com'è. Il concetto di sospensione dell'incredulità è alla base di qualsiasi opera di finzione. Io devo accettare che una sciaquetta si trombi padre e due fratelli in una soap opera se questa mi piace. Se adoro la fantascienza accetto l'idea del teletrasporto. Se adoro i supereroi accetto il fatto che esista un universo dove gli uomini possano volare, o emettere raggi dagli occhi, o avere la minchia tanta.... Due uomini, nella gran parte dei casi, giocano a chi ce l'ha più lungo, sempre. Lo slug fest dei supereroi è solo una metafora di questo gioco. C'è chi poi gioca a chi c'ha il telefonino più figo oppure anche a chi ha più sfiga dell'altro. L'importante è giocare. Sul costume colorato si è tanto ironizzato anche nell'ambito dello stesso genere. Nel film "The incredibles" si ride, e tanto, pensando a quanto sia ridicolo, poco pratico, e addirittura letale, il mantello. Anche "rat-man" ci gioca parecchio. Nell'ambito del genere si sa fare autocritica. Ripeto. Si raccontano da migliaia di anni sempre le stesse storie. Aristotele codificò già migliaia di anni fa, nella sua poetica, tutto quello che si poteva raccontare. Già gli stessi greci mostravano i loro eroi in maniera tutt'altro che enfatica. Ercole non era solo l'eroe delle fatiche. Ma anche il figlio illeggittimo di Zeus, che non era un dio infallibile, ma un bastardo figlio di puttana che ingravidava donne a destra e a manca. Ercole è un altro grosso stronzo puttaniere, preso e compreso da se stesso. Nell'Eracle di Euripide, Eracle è al termine delle sue proverbiali sette fatiche e quando sta per tornare a casa ed abbracciare la moglie, viene accecato dal demone della follia e uccide i propri familiari, scambiandoli per quelli del tiranno Lico. Questo a causa di un sortilegio degli dei figli di puttana. Nelle Trachinie, Sofocle presenta Eracle come sanguinario, schiavo del testosterone, che vuole distruggere una città per conquistare la figlia del re. Ma viene anch'esso punito per la sua vanità. Ma di eroi si è parlato tantissimo sempre. Voglio saltare al ventesimo secolo, se no la faccio troppo lunga. Se passo dal mito arturiano, dalla chanson de roland, così ben ripresa dal teatro dei pupi, al nostro Ariosto non ne esco più. Il supereroe moderno nasce con i fumetti. Superman è un archetipo di supereroe infallibile, super forte, super potente. E persino gran figo nella vita. Il primo Clark Kent è un reporter si timido, ma anche di successo. Due coglioni così. Per non parlare di Bruce Wayne. Batman di notte e miliardario playboy di giorno. Ma questo chiedeva il pubblico all'epoca. Il genere si prendeva maledettamente sul serio...C'era la depressione in america, se leggevi un pulp magazine volevi essere rasserenato, non inquietato. Il superuomo nichtiano c'entra, ma non solo. E' l'aspetto consolatorio che prevale. Il bene assoluto esiste, e lo distingui dal male assoluto perchè gli eroi sono belli e buoni, e i cattivi brutti e sporchi. Quando gli eroi poi sono stati arruolati per la guerra a tutto questo si è aggiunta la retorica tipica di ogni periodo bellico. Inutile arrovelarsi più di tanto. Captain America nasce lì. Negli anni '60/'70 diventerà altra roba. Magari ci torno dopo. La golden age, e la silver age supereroistica sono questo. Un tale Stan Lee, nei primi anni '60 poi, cercò di differenziare i suoi fumetti di supereroi del cazzo. Inconsciamente oppure no, si ricorda di quando i greci rappresentavano gli eroi con i pregi e i difetti degli umani. Lui non riesce ancora a tornare proprio a questo. Ma inventa eroi che qualche problema ce l'hanno. Non solo nella vita "reale", hanno un mare di problemi, ma come supereroi non hanno solo codazzi di ammiratori/trici, anzi talvolta la gente li odia, e non li ringrazia per salvare il mondo ogni mese. Sono i "supereroi con i superproblemi". L'uomo ragno è un concentrato di sfiga, umana e professionale, oltre che odiato come supereroe. Certo alla fine il cattivo del mese lo sconfigge sempre, mese per mese. Si mette con una biondona da sballo, che però il supercattivo, che vuole dimostrare di averlo più lungo, gliela uccide. Ora sta con una rossa da urlo. La rivincita del nerd. Ci si può accontentare. Il Captain America in versione Stan Lee non è solo l'uomo bandiera. Ma una testa pensante. Che talvolta si accorge che l'amministrazione USA fa porcate. Non è molto contento di esportare la democrazia con la forza, o della limitazione dei diritti civili causa terrorismo (Civil War, attualmente in edicola). Ma Stan Lee tutto sommato ce li mostra ancora belli e vincenti. Alan Moore forse si ricorda di Eracle, e nei suoi "Watchmen", torna al superoe super testa di minchia. E lo racconta maledettamente bene. Il Batman di Frank Miller invero è un po' reazionario. ma non quanto il Superman reaganiano al quale fracassa la mascella in "Dark Knight". Negli anni '90 poi gli eroi tornano a prendersi un po' sul serio. Meno male che nasce Rat-man, dell'italiano Ortolani, a ricordargli di abbassare un po' la cresta. Minchia come mi sono allungato. Degli anni 2000 cito brevemente Planetary, che qualcosa di nuovo al genere forse non aggiunge, ma torna ad abbassargli la cresta. E, cazzo, è scritto da dio. Ripeto, alla fine gli eroi devono mazzolare i cattivi. Sempre e comunque. Come gli investigatori indagare sui delitti, o i pompieri spegnere incendi, o gli attori porno copulare come bestie. La differenza è sempre in chi racconta le storie, e in quello che riesce a metterci dentro. Poi a ognuno le sue scelte di gusto e di genere. Io vi ho detto perchè a me piace il genere. Nessuna volonta di proselitismo.
Questo post è trasversale. Vuole riassumere una serie di riflessioni suscitate dalla visione di due film e dalla lettura di un libro. I due film sono le pellicole biografiche che, nel 2006, sono state dedicate alla vita di Truman Capote. Ma non a tutta la vita, ma solo a un momento particolare. Ossia la stesura del libro reportage "A sangue freddo". Quanto sia stato importatante nella vita di Capote quel periodo è testimoniato dal fatto che, dopo averlo scritto, di fatto Capote non ha potuto scrivere altro, tanto è stato devastato da quella esperienza.
In generale penso che i due film siano complementari. E assolutamente complementari alla lettura del libro, che è una esperienza intensa anche per il lettore. Uno di quei picchi che ogni buon lettore deve affrontare, ma con un intenso allenamento preventivo. Perchè è un libro che non ti lascia per come ti trova, ma ti scava dentro le emozioni e i sentimenti più profondi.
Finalmente ho saltato il fosso. Sono tornato al mio vecchio amore universitario, ossia Linux. Ho installato sul mio portatile di casa, un vecchiotto Acer, la distribuzione Ubuntu 7.04. Ho fatto una scelta totalitaria. Ho cancellato in toto Windows. Il risultato è che, su un hardware complesso come quello di un portatile funziona tutto al volo, e al primo tentativo. Tutte le periferiche funzionanti, dalla webcam al pendrive, al disco esterno, fino alla fotocamera digitale e al lettore mp3. OpenOffice installato. Per i video, appena il formato non è riconosciuto, viene caricato il codec adatto e da quel momento in poi non ci sono problemi. Internet e posta elettronica funzionano senza problemi. Fastweb invece pure. Sarà vera gloria?
una che è emblematica. Avrei voluto serbare solo il ricordo delle cose belle che ho visto. Ma non posso fare passare sotto silenzio il crimine commesso da questi bastardi.