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Emanuele Manco

Scritti, impressioni, opinioni.
venerdì, 29 febbraio 2008

Mi chiedo...

Tempo fa ho "festeggiato" i 5000 contatti. Dal primo dicembre 2007 a oggi c'è stato un certo incremento dei contatti. Solo più di 700 in questo mese. Quindi, lettori, ci siete. Allora mi chiedo: Perchè commentate in pochi?
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categoria: autoreferenziale

venerdì, 29 febbraio 2008

Igiene dell'assassino

Non posso dire di essere deluso. Ma neanche di essere pienamente soddisfatto da questa lettura. Ho sentito solo lodi sperticate nei confronti di Amèlie Nothomb. Lodi che, alla luce di questa mia prima lettura, non riesco a condividere appieno. Andiamo con ordine. Nel breve romanzo, si narra dello scrittore Prétextat Tach. Uno scrittore, premio nobel per la letteratura, obeso oltre ogni misura, che conduce una vita ritirata. Ma quando lo scrittore scopre di essere afflitto da un morbo incurabile, il suo agente convoca un gruppo di giornalisti per delle interviste a futura memoria. Ma lo scrittore, in una serie di scontri verbali, umilierà i primi quattro giornalisti, per il solo gusto di farlo. La quinta giornalista invece, non solo non verrà umiliata dalla ferocia verbale di Tach, ma addirittura farà luce su un segreto terribile nella vita delloigiene scrittore, fino a giungere a un imprevedibile finale.
Onestamente credo che gli scontri verbali siano molto interessanti sul fronte del ritmo. Sicuramente ben scritti. Da ogni singola riga è possibile capire chi sia il personaggio che parla.   Pur tuttavia i primi quattro giornalisti sembrano veramente troppo cretini per essere veri. Non dico che non sia possibile che esistano cretini, ma che quattro cretini consecutivi intervistino uno scrittore e che vengano demoliti a forza di cattiverie mi sembra che vada oltre la sospensione dell'incredulità. E che poi improvvisamente sia lo scrittore a diventare cretino, e a cadere nei suoi stessi sofismi, beh, mi sembra ancora più incredibile.
Va bene, accontentiamoci del fatto che il libro sia tutto sommato ben scritto. Le cose intelligenti dette dai personaggi, effettivamente colpiscono. Ma è questa serie di capovolgimenti logici che mi ha perplesso assai. Insomma se questo era l'esordio di una delle più brillanti scrittrici degli ultimi tempi, vi dico che non sono d'accordo. Non bastano un po di bizzarrie, qualche cappello buffo, e delle interviste basate sul non-sense, per fare una grande scrittrice. Mi riservo di leggere altro, per vedere oltre la superficie. D'altra parte questo era solo il libro di esordio, del 1992, e poichè la Nothomb scrive un libro all'anno, magari qualcosa di meglio avrà scritto.

Post pubblicato anche sul leggio

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categoria: recensioni, libri, amèlie nothomb

giovedì, 28 febbraio 2008

Milano Nera

Come accostarsi a un autore sul quale si è scritto di tutto? Un autore preso a modello dai suoi contemporanei e dalle generazioni successive, sul quale sono milano_nerastati scritti fior fiore di saggi critici, tesi di laurea e chissà quant'altro. Io come sempre arrivo buon ultimo, e senza pretesa di completezza. Seguendo il mio percorso di lettore caotico e onnivoro sono arrivato a questa antologia chiamata “La Milano nera”, curata Oreste del Buono. La selezione contiene i quattro romanzi della serie "Duca Lamberti", e le raccolte di racconti “Milano Calibro 9” e “I centodelitti”. Il tutto è introdotto da un racconto autobiografico intitolato “Io Vladimir Scerbanenco.”. Il filo conduttore dell'antologia è la città nella quale le storie sono ambientate. Milano anni '60. Una città che è protagonista tanto quanto i personaggi dei romanzi e dei racconti.
Scerbanenco nacque a Kiev, in Ucraina, nel 1911, da padre ucraino e madre italiana. Giungerà in Italia dopo la morte del padre. Interrotti gli studi per motivi finanziari, egli s’adatta ai mestieri più disparati (fresatore, magazziniere, fattorino) prima di cominciare a collaborare con dei periodici femminili, dapprima in qualità di correttore di bozze, poi come autore di racconti e romanzi rosa, campo nel quale ben presto diviene uno dei più quotati specialisti. La bibliografia è immensa, 82 romanzi, oltre 1.000 racconti, a punteggiare un percorso letterario che va dal 1933 al 1969, dai 22 ai 58 anni. I romanzi che più gli daranno la notorietà arrivano però quasi alla fine dell'enorme produzione letteraria di Scerbanenco, e quasi alla fine della sua vita. Infatti il primo romanzo del ciclo ossia “Venere Privata” è del 1966. L'ultimo è del 1969. In questi romanzi Duca Lamberti, un giovane medico radiato dall'Ordine e condannato al carcere per aver praticato l'eutanasia su una donna in agonia. Lamberti in seguito diventa una sorta di investigatore privato che collabora con la questura di via Fatebenefratelli a Milano, in particolare con il commissario di origini sarde Càrrua. La serie di Duca Lamberti, porta all'autore il grande successo, grazie alle molte versioni cinematografiche della stessa e ai riconoscimenti internazionali a lui assegnati , tra cui il prestigiosissimo Grand Prix de Litérature Policière francese, nel 1968.
Dicevo che Milano è co protagonista delle storie narrate in questo volume. Con le sue vie, il suo clima umido, la sua nebbia. Luoghi comuni? No, a Milano, talvolta, sorge il sole. Ma la Milano di Scerbanenco è anche una città che, negli anni '60, cresce oltre la sua capacità di razionalizzare. Cosmopolita suo malgrado. E dove si concentra tanta crescita, tante opportunità, è ovvio che si concentri anche l'anima nera. Dove c'è il meglio c'è anche il peggio. E' un dato di fatto. L'autore non tratta mai queste questioni con enfasi. Ma con tono sommesso. Pacato. Pur tuttavia non rifugge da crude descrizioni dei crimini, senza autocompiacimento o voglia di splatter gratuiti. E' certamente ancora un linguaggio che non conosce gli eccessi della nostra epoca, dove alla pochezza di quanto si ha da dire si sostituisce la ricerca dell'effettaccio fine a se stesso. Scerbanenco dice tanto dell'umanità milanese. E alla fine il suo tono sommesso risulta dirompente. Le trame poi sono sempre molto logiche. Era ancora un epoca nella quale l'intreccio non doveva essere inutilmente complicato. Non c'era bisogno di allungare il sugo con inutili sotto trame. Scerbanenco va diritto al punto. Il suo personaggio è paziente. Con metodo certosino parte dall'osservazione di ciò che sembra ovvio, e scopre invece che niente è mai quello che sembra. Le sue intuizioni non appaiono mai forzate, ma assolutamente logiche. Non troverete mai “pistole che entrano in scena e non sparano”. Non troverete mai personaggi e situazioni abbandonati a se stessi per mancanza di idee, o per semplice dimenticanza dell'autore.
Dire oltre delle trame dei romanzi significherebbe privarvi del piacere della scoperta. Mi fermo su questa soglia, perché ogni indagine come ogni lettura, comincia sempre al buio.

Giorgio Scerbanenco
La Milano nera di Scerbanenco (a cura di Oreste del Buono)
744 Pagine
Editore Garzanti Vallardi
Contiene:

  • Venere privata
  • Traditori di tutti
  • I ragazzi del massacro
  • I milanesi ammazzano al sabato
  • I racconti milanesi di Milano calibro 9 e Il centodelitti.
Post pubbblicato anche sul leggio

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categoria: recensioni, libri, giallo, scerbanenco

venerdì, 22 febbraio 2008

Pulitevi il monitor

Avete il monitor sporco? 
Cliccate qui
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martedì, 19 febbraio 2008

Petizione

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martedì, 19 febbraio 2008

The man of the year?

Perdonatemi, se potete. E' solo un gioco.
 

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lunedì, 18 febbraio 2008

Geni o perditempo?

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categoria: musica

lunedì, 18 febbraio 2008

2001 Nights al cineforum

Stasera al consueto cineforum, l'OAV tratto da uno dei più bei manga fantascientifici mai scritti, 2001 Nights di Yukinobu Hoshino. Maggiori dettagli qui.
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categoria: autoreferenziale

giovedì, 14 febbraio 2008

Film: Cloverfield

Vi confesso che senza l'articolo del mio amico X, non sarei andato a vederlo. In tutta sincerità sentiva puzza di bufala. Troppo battage pubblicitario, troppo sensazionalismo. Le voci di persone sconcertate che abbandonavano le sale in cloverfieldpreda al vomito, mi sembravano create ad arte. E credo che lo siano tutt'ora. Vedo di riassumere le mie impressioni di visione. Immaginatevi che nel gruppo di friends, irrompa un disastro. Un momento prima tutti a occuparsi di cazzate tipo amori, gelosie, etc, un momento dopo tutti in corsa per salvarsi la vita. Il film è girato come se fosse ripreso da una videocamera. 85 minuti di esplosioni, mostri e grattacieli in fiamme, tutto tremolante. Non che non basterebbe ispirarsi alla vita reale, tutte le fine del mese su molte delle persone che conosco incombono sfratti, taglio della luce, ecc. Disastri veri. Ma quelli non fanno scena. Solo due palle così. Insomma più reale del reale. Ed ecco che un mostro alieno che stacca la testa alla statua della liberà. New York come la Tokyo dei film di Godzilla, ce l'hanno tutti con lei.
Niente che non si sia visto in diretta nel settembre di qualche anno fa. Giusto per capirci. Il fatto è che la realtà è reale per definizione. Non si deve preoccupare di sembrare verosimile. Lo disse già Pirandello e io lo ripeto forse troppo spesso. Nel cinema per farlo sembrare verosimile ti tocca inventarti un mostro gigante, con un seguito di mostriciattoli simil Alien. I mostri veri, quelli del troppo citato 11 settembre non farebbero così paura al cinema. Chissà a quanti sceneggiatori avevano bocciato l'idea di un crollo delle twin towers, di grattacieli fumanti,di nuvole di polvere, ritenendoli un'idiozia.Ora invece si può. Il film alla fine si fa seguire. Un pop corn movie che per fortuna dura poco. Sono uscito dalla sala con un moderato mal di testa. Ma soddisfatto.

Recensione pubblicata anche su Pordemovie & Friends
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categoria: recensioni, cinema

giovedì, 14 febbraio 2008

Pacatamente insieme

La campagna elettorale è appena agli inizi e già vedo flirtare amabilmente esponenti dei democratici e berlusconiani. Tutti a dirsi quanto sia pacata, sia civile e piena di fair play questa campagna elettorale. Due coglioni così. I democratici che, no no, stavolta non demonizziamo l'avversario, noooo. I berluscones che, "ma forse qualche cosa di buono il centro sinistra l'ha fatta". Che due coglioni. Volemose tutti bene. Tanto poi dopo la campagna elettorale faremo un bel governo di responsabilità nazionale per le riforme. Teneramente insieme. Pacatamente. Serenamente.
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