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Emanuele Manco
Scritti, impressioni, opinioni.
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scrittore, fino a giungere a un imprevedibile finale.Come accostarsi a un autore sul quale si è scritto di tutto? Un autore preso a modello dai suoi contemporanei e dalle generazioni successive, sul quale sono
stati scritti fior fiore di saggi critici, tesi di laurea e chissà quant'altro. Io come sempre arrivo buon ultimo, e senza pretesa di completezza. Seguendo il mio percorso di lettore caotico e onnivoro sono arrivato a questa antologia chiamata “La Milano nera”, curata Oreste del Buono. La selezione contiene i quattro romanzi della serie "Duca Lamberti", e le raccolte di racconti “Milano Calibro 9” e “I centodelitti”. Il tutto è introdotto da un racconto autobiografico intitolato “Io Vladimir Scerbanenco.”. Il filo conduttore dell'antologia è la città nella quale le storie sono ambientate. Milano anni '60. Una città che è protagonista tanto quanto i personaggi dei romanzi e dei racconti.
Scerbanenco nacque a Kiev, in Ucraina, nel 1911, da padre ucraino e madre italiana. Giungerà in Italia dopo la morte del padre. Interrotti gli studi per motivi finanziari, egli s’adatta ai mestieri più disparati (fresatore, magazziniere, fattorino) prima di cominciare a collaborare con dei periodici femminili, dapprima in qualità di correttore di bozze, poi come autore di racconti e romanzi rosa, campo nel quale ben presto diviene uno dei più quotati specialisti. La bibliografia è immensa, 82 romanzi, oltre 1.000 racconti, a punteggiare un percorso letterario che va dal 1933 al 1969, dai 22 ai 58 anni. I romanzi che più gli daranno la notorietà arrivano però quasi alla fine dell'enorme produzione letteraria di Scerbanenco, e quasi alla fine della sua vita. Infatti il primo romanzo del ciclo ossia “Venere Privata” è del 1966. L'ultimo è del 1969. In questi romanzi Duca Lamberti, un giovane medico radiato dall'Ordine e condannato al carcere per aver praticato l'eutanasia su una donna in agonia. Lamberti in seguito diventa una sorta di investigatore privato che collabora con la questura di via Fatebenefratelli a Milano, in particolare con il commissario di origini sarde Càrrua. La serie di Duca Lamberti, porta all'autore il grande successo, grazie alle molte versioni cinematografiche della stessa e ai riconoscimenti internazionali a lui assegnati , tra cui il prestigiosissimo Grand Prix de Litérature Policière francese, nel 1968.
Dicevo che Milano è co protagonista delle storie narrate in questo volume. Con le sue vie, il suo clima umido, la sua nebbia. Luoghi comuni? No, a Milano, talvolta, sorge il sole. Ma la Milano di Scerbanenco è anche una città che, negli anni '60, cresce oltre la sua capacità di razionalizzare. Cosmopolita suo malgrado. E dove si concentra tanta crescita, tante opportunità, è ovvio che si concentri anche l'anima nera. Dove c'è il meglio c'è anche il peggio. E' un dato di fatto. L'autore non tratta mai queste questioni con enfasi. Ma con tono sommesso. Pacato. Pur tuttavia non rifugge da crude descrizioni dei crimini, senza autocompiacimento o voglia di splatter gratuiti. E' certamente ancora un linguaggio che non conosce gli eccessi della nostra epoca, dove alla pochezza di quanto si ha da dire si sostituisce la ricerca dell'effettaccio fine a se stesso. Scerbanenco dice tanto dell'umanità milanese. E alla fine il suo tono sommesso risulta dirompente. Le trame poi sono sempre molto logiche. Era ancora un epoca nella quale l'intreccio non doveva essere inutilmente complicato. Non c'era bisogno di allungare il sugo con inutili sotto trame. Scerbanenco va diritto al punto. Il suo personaggio è paziente. Con metodo certosino parte dall'osservazione di ciò che sembra ovvio, e scopre invece che niente è mai quello che sembra. Le sue intuizioni non appaiono mai forzate, ma assolutamente logiche. Non troverete mai “pistole che entrano in scena e non sparano”. Non troverete mai personaggi e situazioni abbandonati a se stessi per mancanza di idee, o per semplice dimenticanza dell'autore.
Dire oltre delle trame dei romanzi significherebbe privarvi del piacere della scoperta. Mi fermo su questa soglia, perché ogni indagine come ogni lettura, comincia sempre al buio.
Giorgio Scerbanenco
La Milano nera di Scerbanenco (a cura di Oreste del Buono)
744 Pagine
Editore Garzanti Vallardi
Contiene:
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preda al vomito, mi sembravano create ad arte. E credo che lo siano tutt'ora. Vedo di riassumere le mie impressioni di visione. Immaginatevi che nel gruppo di friends, irrompa un disastro. Un momento prima tutti a occuparsi di cazzate tipo amori, gelosie, etc, un momento dopo tutti in corsa per salvarsi la vita. Il film è girato come se fosse ripreso da una videocamera. 85 minuti di esplosioni, mostri e grattacieli in fiamme, tutto tremolante. Non che non basterebbe ispirarsi alla vita reale, tutte le fine del mese su molte delle persone che conosco incombono sfratti, taglio della luce, ecc. Disastri veri. Ma quelli non fanno scena. Solo due palle così. Insomma più reale del reale. Ed ecco che un mostro alieno che stacca la testa alla statua della liberà. New York come la Tokyo dei film di Godzilla, ce l'hanno tutti con lei.