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Emanuele Manco
Scritti, impressioni, opinioni.
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E se...Edward Lorenz 1917 - 2008
« Il battito delle ali di una farfalla in Brasile può scatenare un tornado in Texas »
Per questa frase Edward Lorenz è passato alla storia. Era il 1979 quando Lorenz presentò all'American Association for the Advancement of Sciences, le conclusioni di un lavoro che aveva dello straordinario. Lorenz era un matematico prestato alla meteorologia.
Già dal 1960 aveva cominciato a formalizzare un modello matematico per le previsioni meteorologiche. L'osservazione delle sequenze numeriche ricavati dai dati meteorologici lo pose però davanti a un inaspettato risultato: la loro assoluta imprevedibilità. Durante i lunghi anni di ricerca Lorenz utilizzò calcolatori dalle limitate risorse di calcolo. Lorenz poteva considerarsi uno di quei tanti pazienti operai della ricerca, quelli che giorno per giorno, durante anche lunghi anni, con pazienza infinita, osservano, osservano, come cercatori d'oro in un fiume, in attesa della pepita d'oro. Fu proprio grazie a questo paziente lavoro che alla fine riuscì a intuire l'esistenza di quei disturbi ricorrenti al modello generale, che erano la causa della sua imprevedibilità. Scoprì infatti che questi disturbi non erano affatto trascurabili e che erano alla causa di concatenazioni imprevedibili di effetti. Un decimale in più in un fenomeno lontano migliaia di chilometri, si moltiplicavano fino a diventare di parecchi ordini di grandezza più grandi in altre parti del mondo. La famosa frase rende perfettamente il senso degli effetti nel mondo reale di questo fenomeno. Queste conclusioni portarono a formalizzare quella che oggi chiamiamo “Teoria del Caos”, nata per la meteorologia, poi estesa a tutti quei fenomeni che sfuggono alla matematica tradizionale. Fenomeni caotici come il comportamento dei mercati per esempio. Non vinse il Nobel solo perché non esiste né per la matematica, né per la meteorologia. Ma vinse il premio Kyoto, per il suo contributo allo studio dei cambiamenti climatici, con la motivazione “Fu una rivoluzione pari a quella di Isaac Newton nel modo con cui l'uomo vede la natura”.
A lui va il mio commosso ricordo e il ringraziamento di giovane studente di matematica, al quale il suo lavoro ha aperto orizzonti inaspettati e meravigliosi, nonché tanti argomenti degni di essere sfruttati dalla migliore hard-sf.
JUNO
Un film di Jason Reitman.
Con Ellen Page, Michael Cera, Jennifer Garner, Jason Bateman, Olivia Thirlby, Allison Janney, Rainn Wilson, J. K. Simmons.
Genere Commedia, colore 92 minuti.
Produzione USA, Canada, Ungheria 2007. - Distribuzione 20th Century Fox
Juno è una sedicenne vivace e intelligente. Affronta con ironia e
pragmatismo le cose della vita. Così quando si ritrova incinta non si perde d'animo. Conscia di non essere pronta al ruolo di mamma, dopo aver valutato e scartato l'idea dell'aborto, decide di mettersi alla ricerca di genitori adottivi per il suo futuro bambino. A fare da sfondo alla vicenda una provincia americana tutto sommato un po' favolistica, lontana dalle caratterizzazioni truci dei film di ambientazione metropolitana.
Il personaggio di Juno è quello di una classica outsider, non la più bella, ne la più brava, ma la solita allieva della quale si potrebbe dire “è intelligente ma non si applica”. Anche il suo ragazzo Paul non è proprio un nerd, pur non essendo il simpaticone della scuola. I genitori di Juno sono un'altra interessante caratterizzazione della vicenda. Coinvolti dalla dirompente Juno non recitano la parte dei moralisti, ma collaboreranno attivamente al progetto. E' lo spirito di tutta la vicenda, il cui svolgimento non si rifugerà mai in facili moralismi, e manterrà per tutto il tempo il senso della misura. Il contrasto all'apparenza stridente è con i genitori adottivi in pectore, di ambiente alto borghese. Tutto l'insieme però vince il patto di incredulità. Grazie anche agli ottimi dialoghi. Credibile quindi risulterà il finale, niente affatto scontato.
Ottimi tutti gli interpreti, a cominciare dalla protagonista Ellen Page. Da segnalare l'ottimo J.K. Simmons nella parte del padre di Juno.
Recensione pubblicata anche su Pordemovie & Friends
In campo musicale realizzare la "cover" di una canzone del passato è una pratica molto frequente. Ossia non si sconvolge nessuno se un artista decide di suonare una canzone di un altro. Lo scopo non è sopperire alla mancanza di ispirazione, almeno non sempre, bensì quello di rendere omaggio a un artista molto apprezzato o a una canzone molto amata. Le cover meglio
riuscite non sono quelle che cercano di rendere fedelmente la canzone modello, cosa tra l'altro impossibile, ma sono quelle che portano il contributo della diversa sensibilità artistica dell'"imitatore". Ricordo per esempio una bellissima versione di Eric Clapton della canzone “Little Wing” di Jimi Endrix.I risultati sono sempre opinabili, perché dipendenti dal gusto di chi ascolta. Questa pratica non è comunque poco diffusa in letteratura. E' diffuso l'uso della citazione, talvolta più o meno esplicita. Talvolta i romanzi si ispirano a situazioni di altri romanzi, penso ai Bridget Jones, ispirati a Orgoglio e Pregiudizio, oppure ai libri di Moccia, che pestano (male) lo stesso mortaio di Cime Tempestose. Anche nel cinema poi il “remake” è realizzato da registi e produttori a corto di idee. Talvolta il remake è una operazione artistica anche in questo caso, si pensi a Psycho di Hithcock, rifatto da Gus Van Sant.
L'operazione di Matrone è sostanzialmente diversa. Più simile al remix di un dj, che alla cover o al remake in realtà. Matrone, e l'ho appreso ascoltandolo alla presentazione del libro, ha preso il testo originale, “La vita intensa” di Massimo Bontempelli, lo ha fatto a pezzi, e ricomposto, in maniera casuale. Ha poi sia inventato frasi e concetti di sana piante e credo che anche che abbia tagliato parti che non lo convincevano. In questo momento non ho ancora letto il testo originale e non posso fare confronti. In realtà voglio esprimermi proprio sullo specifico di questa “cover”, senza fare confronti con il testo originale. Le mia conclusione, quindi riguarda il libro di Matrone come opera a sè stante. Penso che ci troviamo davanti a un un libro ben scritto, con un testo che riesce a essere sia colto che brillante. Molto pieno di considerazioni sulla visione del mondo dell'autore “attuale”. Il divertimento della scrittura poi traspare da ogni pagina. L'autore riesce quindi ad andare oltre il patto tra lettore e scrittore, e riesce a far sentire il lettore suo complice in questa marachella letteraria. La scorrevolezza del testo e la sua piacevolezza, rendono l'esperienza di lettura fin troppo breve. Come tutte le cose belle, sembra che duri troppo poco. Ma non posso considerarlo un difetto. Preferisco un libro le cui pagine scorrano con piacere, che un testo del quale non vedo l'ora di finire la lettura per dimenticarlo. In questo caso, posso anche dire che il testo regge a una rilettura. Consigliato per godere del piacere della lettura.
Maurizio Matrone
Il commissario incantato
Romanzo di avventure
Marcos y Marcos - 214 Pagine -14.50 Euro
Recensione pubblicata anche su Il leggio