|
|
>
|
Emanuele Manco
Scritti, impressioni, opinioni.
|
Fantasymagazine e Fantascienza.com, mi assorbono molto del poco tempo libero che ho. Ma ogni tanto qualche pensiero sparso deve trovare il suo posto. E' da parecchio che volevo parlare di questo racconto, Cardanica, di Dario Tonani (l'autore di Infect@,) pubblicato sul numero 54 di Robot. L'ho letto,e divorato, qualche mese fa. Però non riuscivo mai a trovare il tempo di raccogliere le mie idee. Tant'è che me lo sono riletto più volte. Perchè in questi mesi più volte ho tentato di scrivere la recensione, e volevo rinfrescarmi le idee. Insomma avrei potuto leggere un romanzo nel tempo in cui ho letto Cardanica. Ma non è stato tempo perso. Il racconto ha retto ogni rilettura. Di cosa parla è presto detto. Star Wars: The Clone Wars
Un film di Dave Filoni. Genere Animazione, colore 98 minuti. - Produzione USA, Singapore 2008. - Distribuzione Warner Bros Italia
Le Guerre dei Cloni sconvolgono la galassia e gli eroici Cavalieri Jedi si battono per mantenere l'ordine e riportare la pace. Ad Anakin Skywalker e alla sua allieva Padawan, Ahsoka Tano, viene affidata una missione dall'esito cruciale, una missione che li pone di fronte al re del crimine Jabba the Hutt. Ma il Conte Dooku e i suoi agenti malvagi, compresa la spietata Asajj Ventress, non si fermeranno davanti a niente pur di impedire ad Anakin e ad Ahsoka di compiere la loro missione. Intanto sulla linea del fronte delle Guerre dei Cloni, Obi-Wan Kenobi e il Maestro Yoda guidano l'imponente esercito dei cloni nel valoroso tentativo di resistere alle forze del lato oscuro.
Solita enfasi. Solita magniloquenza. Dopo i tre prequel, e l'ottima serie di cartoni di Genndy Tartakovsky, ecco arrivare una nuova serie per raccontarci la Guerra dei Cloni. La "leggenda", ad uso e consumo degli addetti al marketing della Lucas, vuole che lo stesso George Lucas sia stato così entusiasta della nuova serie in grafica 3D, originariamente pensata per la televisione, da volere questo film per le sale, che della serie rappresenta l'antefatto.
Abbiamo smesso di credere alle favole da molto tempo. Lucas è un mago del marketing, e la cosa sta cominciando a venirci anche a noia. Nessuna ipocrisia, ma se c'è una operazione che di artistico non ha neanche il pretesto è proprio questa. Nessuno pensa che si debba lavorare per la gloria, ma almeno lo sforzo di conciliare arte e mercato ogni tanto varrebbe la pena farlo.
Il prodotto in questione cerca di raccogliere nuove fette di mercato. Il giocattolone di Lucas non ha molto appeal nei confronti degli adolescenti attuali, non nella misura che ne aveva negli anni '70 e '80. L'introduzione del personaggio di Ahsoka Tano dovrebbe colmare questo vuoto, introducendo un personaggio adolescente nel pantheon dei personaggi della saga. Un personaggio nato morto. Geniale!
L'intera saga nasce morta, senza emozioni. Che senso ha seguire una storia della quale conosciamo l'epilogo tragico? Riusciamo veramente a trepidare per il destino dei nostri "eroi"? Non credo di farvi chissà quale tragico annuncio, lo abbiamo visto nel terzo prequel, Revenge of The Sith, come finisce la Guerra dei Cloni.
E se proprio era necessario colmare il vuoto tra EPII ed EPIII, non c'era già la bella serie sopra citata? Quella serie era un piccolo gioiellino minimalista. Piccole cronache di guerra, disegnate con uno stile personale.
Questo film è l'inizio di una serie logorroica e magniloquente, che sembrerebbe raccontare in modo diverso quanto già raccontato. In realtà, molto furbamente, la serie si pone negli interstizi narrativi dell'altra. Ma questi interstizi si fanno sempre più piccoli, e il rischio di contraddizioni con il resto è in agguato. Esempio ne è un Obi Wan Kenobi che "non ha mai posseduto droidi", e che gira per tutto il film (ma lo faceva anche negli altri prequel), con il fido R4.
Ma non solo solo ombre narrative in questo film. La grafica in realtà è semplicemente eccezionale. Specialmente nelle sequenze di battaglie stellari. Certe sequenze sembrano tratte da un live action, non da un film di animazione. Discutibile e impersonale però è la caratterizzazione dei personaggi, animati con una piattezza espressiva superata persino dalle marionette dei Thunderbirds. Legnosi e pupazzosi sono quindi i movimenti dei personaggi e nulla la loro dinamica facciale.
I dialoghi raggiungono il minimo storico per la loro banalità. Triste poi il fatto che del cast originale le uniche voci siano quelle di Samuel Jackson (Mace Windu), Antony Daniels (C3po) e Christopher Lee (Conte Dooku), che testimonia il senso di una operazione al risparmio, ingiustificata se il target deve essere la sala cinematografica, ma assolutamente televisiva. Ammirevole la scelta del doppiaggio italiano, nel quale le voci di Anakin Skywalker, Obi Wan Kenobi, Padme Amidala, C3PO e Yoda sono le stesse dei film.
Le musiche di Kevin Kiner hanno il loro migliore momento solo nelle citazioni dei temi di John Williams, per il resto sono impersonali.
Attendiamo la serie televisiva, ma senza trattenere il fiato nell'attesa.
C'è un tema ricorrente nei film di animazione. Che poi è un tema classico della favola.
Ossia quello dell'ambizione di chi, apparentemente destinato a un vita "normale", è invece destinato alla grandezza, al riscatto dalla sua condizione di normalità.
Nei cartoni, sia Disney/Pixar, che adesso anche in quelli Dreamworks, è sempre presente, coniugato in maniera più o meno riuscita.
Questa è la volta di un panda, animale che non è il simbolo dell'agilità, che sogna di diventare un guerriero esperto di Kung Fu. Io non sono esperto di tecniche Kung Fu e mi sono andato a documentare. Tra animali e tecniche di lotta c'è una precisa analogia, in questo sembra che gli autori siano stati molto ben documentati. La trovata, portatrice sia di umorismo che di conflittualità, è l'introduzione in questa mitologia di un panda.
Metteteci la recente riscoperta dei film di arti marziali cinesi degli anni '70. Aggiungete al tutto un motivetto orecchiabile, sempre dell'epoca, ossia Kung Fu Fighting, ed ecco che avete un potenziale blockbuster.
La missione è compiuta, con fredda professionalità. In realtà il personaggio è simpatico, ma non buca lo schermo. Alcune battute sono carine, fanno sorridere, ma nulla di più. Nulla che emozioni veramente. Il film va prevedibilmente verso tutte le direzioni annunciate. Non riusciamo a dubitare neanche per un istante che il panda Po possa fallire nel diventare il temibile guerriero dragone. Anche la rivelazione finale, ossia quale sia la vera fonte del potere assoluto, celata nella pergamena, è praticamente telefonata. Il maestro Shifu è un condensato di Yoda e Maestro Myiagi. Il "metti la cera e togli la cera" è sostituito dallo sfruttare la golosità di Po al fine di allenarlo al Kung Fu. Gli altri personaggi sono un mero contorno, e non si sviluppano mai. L'antagonista non fa paura praticamente a nessuno e fa anche un po' pena, perchè lo immaginiamo sin dalla prima scena umiliato dal panda e la cosa non è bella.
Insomma un onesto spettacolo per famiglie, non siamo ai penosi livelli di Madagascar, un film che gli stessi bambini trovavano noioso. Fatto molto bene. Ma i tempi in cui ci stupivamo per la prodigiosa tecnica di animazione 3D sono passati. Il mezzo è maturo, e la perizia tecnica va assecondata con buone storie. Il Ratatouille di Brad Bird insegna.
Un "premio" speciale al casting italiano. L'idea di fare doppiare qualsiasi cosa a Fabio Volo grida vendetta. Lasciatelo in TV, che si diverte assai, e fate lavorare i professionisti del ramo, per favore.