Typewriter With Picture Of Woman's Face On Paper  

Emanuele Manco

Scritti, impressioni, opinioni.
mercoledì, 13 agosto 2008

Film: Il cavaliere oscuro

Il Cavaliere Oscuro
(The Dark Knight)
Un film di Christopher Nolan.
Con Christian Bale, Heath Ledger, Gary Oldman, Michael Caine, Aaron Eckhart, Maggie Gyllenhaal, Morgan Freeman.
Genere Azione, colore 152 minuti.
Produzione USA 2008.
Distribuzione Warner Bros Italia.


Il film è bello, anzi bellissimo. Batman agisce contro le famiglie Mafiose di Gotham su più livelli, e con diversi alleati. Batman è il vigilante notturno, che interviene sulle strade, che arriva là dove la polizia non può arrivare. Ma anche Bruce Wayne agisce, anche se in modo più silenzioso, sorvegliando l'alta finanza, intercettando i flussi di denaro sporco che la Mafia tenta di batmaninfiltrare nelle industrie Wayne. Poi ancora c'è Gordon, non ancora Commissario, che interviene nel momento in cui c'è da mettere in galera qualcuno, con una squadra di uomini fidati. Della partita però vuole essere anche Harvey Dent, ambizioso e onesto procuratore distrettuale, disposto a dare supporto legale alla battaglia. Tutti hanno un ruolo, tutti sanno cosa vogliono gli altri. La partita è dura, sporca, ma ha regole chiare. L'arrivo del Joker, il matto, sconvolge tutti gli equilibri. Un criminale avido, per quanto bizzaro, è più prevedibile, ma il Joker no. E' completamente folle. Le sue motivazioni e suoi piani aderiscono più alle teorie del caos, che al determinismo. Tutti i protagonisti della vicenda si muovono in una Gotham che non ha bisogno di essere spettrale e piovosa per essere inquietante. Rapine, omicidi vengono effettuati anche alla luce del giorno, e i trasferimenti di denaro sporco, vengono realizzati in uffici luminosi, con ampie porte a vetri, che non riescono a essere sinonimo di trasparenza.
E' un film teso e bellissimo questo di Nolan, enormemente superiore al pur buon primo capitolo. Gli interpreti sono tutti in parte, dal sofferto Bale, nel cui sguardo si può leggere tutto il peso della maledizione di essere Batman. Peccato per il pessimo doppiaggio. Allo strepitoso e compianto Heath Ledger, il cui Joker è la somma di tutti i tic, le paranoie, le follie possibili e immaginabili. Una interpretazione indimenticabile, che spazza via di colpo, non me ne vogliano, tutti gli interpreti del Joker precedenti. D'accordo, non è possibile confrontare il Joker di Cesar Romero del telefilm. Troppo diverse le atmosfere. Volendomi limitare al paragone con il solo Jack Nicholson devo dirvi che, fatte le dovute proporzioni, la sua versione non ha avuto lo stesso impatto. La caratterizzazione di Ledger prevarica il tempo. E' un capolavoro assoluto. Una lezione di recitazione, che lascia l'amaro in bocca, sapendo che non se ne vedranno mai più altre.
Nonostante sia sul pianeta terra, quindi inconfrontabile con Ledger, anche Aaron Eckart, nel ruolo di Harvey Dent è assolutamente in sintonia con gli scopi della narrazione. A mio giudizio poco meno che sufficiente è Maggie Gyllenhaal, meno convincente di Katie Holmes nel ruolo di Rachel Dawes. Bravi, come da consolidato mestiere, sia Micheal Caine che Morgan Freeman, che in due ruoli assolutamente complementari, hanno il difficile ruolo di essere la coscienza di Bruce Wayne. Ottimo come sempre Oldman nel ruolo di James Gordon. Da segnalare nel cast un roccioso Eric Roberts, nel ruolo mi nore, ma in realtà snodo di importanti vicende, del capomafia Sal Maroni. Poco più di un cameo la presenza di Cillian Murphy, che torna nel ruolo dello Spaventapasseri in una breve apparizione.
L'altra grande protagonista del film è senz'altro una Gotham che non avuto bisogno di essere inventata. Chicago è stata bravissima nel ruolo.
Pur tuttavia, poichè le vie del riciclaggio di denaro sporco passano per la finanza internazionale, la parentesi a Hong Kong ha contribuito allo spessore della vicenda. I 152 minuti del film passano senza stanchezza, senza un momento di troppo. La sceneggiatura è impeccabile, con tutti i fili che si annodano perfettamente, senza un personaggio o una situazione la cui presenza non venga poi chiarita. Forse solo un paio di situazioni, a pensarci bene sono un po' forzate. Non ve ne parlo per non anticiparvi troppo della trama. Giudicate voi. Il risultato finale non ne viene inficiato.
Ottime le musiche di Hans Zimmer e James Newton Howard, assolutamente immerse nel film, dotate di una loro personalità, ma tutta messa al servizio della narrazione.
Concludendo questo film è uno di quei film "pericolosi" a mio giudizio, che ti fanno venire la paura di vedere altri film per un bel pezzo, come chi, avendo un buon sapore in bocca, non vuole mangiare qualcosa di molto meno buono.
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categoria: recensioni, film

lunedì, 07 luglio 2008

Film: L'incredibile Hulk

L'Incredibile Hulk

(The Incredible Hulk)
Un film di Louis Leterrier.
Con Edward Norton, Liv Tyler, Tim Roth, Tim Blake Nelson, Ty Burrell, William Hurt.
Genere Azione, colore 114 minuti.
Produzione USA 2008.
Distribuzione Universal Pictures


Sin dai titoli di testa il dubbio viene fugato. Non siamo in presenza di un sequel del film di Ang Lee. Le origini del personaggio, che di solito occupano metà di ogni primo film su un super eroe, durano giusto lo spazio dei titoli di testa. L'effetto è quello del telefilm con Lou Ferrigno. La citazione è resa più esplicita da unahulk fotografia stile anni '80. Ma ancora durante il film il tema musicale di quella serie ritornerà, per non parlare di un cameo dello stesso Ferrigno. Si c'è anche il sorridente, alias Stan Lee, che appare per qualche secondo anche in questo film. Come da copione. Se dovessi sintetizzare tutto il film in una frase direi: HULK SPACCA! Ed è questo il fulcro della vicenda. Sganassoni, esplosioni, auto che volano, palazzi che crollano. C'è tutto il campionario. In tutta sincerità c'è poco altro. La vicenda comincia in Brasile, dove Banner si è rifugiato per sfuggire al governo americano. Ironia della sorte, lavora in una fabbrica di bibite energetiche al guaranà. Studia arti marziali per controllare il respiro. Dopodichè comincia l'azione. Il governo americano lo trova, ovviamente, e dal quel momento in poi sarà tutto un fracasso, fino allo slug fest finale con Abominio, sui tetti dell'immancabile New York. Il cast sulla carta è buono. Pur tuttavia Edward Norton è appena sopra la soglia della sufficienza. Liv Tayler è bella, e pure spiritosa. Ma non saprei, non c'è alchimia tra i due. William Hurt ha smesso di recitare da un sacco di tempo ormai. Tim Roth gigioneggia in modo imbarazzante. Ora però rilancio. E' un popcorn movie. Perchè da un film di super eroi dovrei aspettarmi qualcosa di più di un sano divertimento per famiglie? Perchè ci sono molti modi di fare un buon prodotto di intrattenimento, e questo raggiunge a malapena la sufficienza. La raggiunge perchè tecnicamente è ineccepibile. E tutto sommato registi anche più quotati hanno sbagliato clamorosamente l'obiettivo, pur disponendo di budget paragonabili. Per cui lode al mestierante Leterrier. Poi perchè è un film inserito nel nascente universo cinematografico Marvel. Sono presenti lo Shield e le Stark Industries, e compare anche Robert Downey jr, nel ruolo di Tony Stark. I Vendicatori arriveranno. Se invece tornerà Hulk... A giudicare dagli incassi penso di sì. Resta a voi giudicare se è una promessa o una minaccia.
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categoria: recensioni, film

giovedì, 05 giugno 2008

Film : Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo

Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo
(Indiana Jones and the Kingdom of the Crystal Skull)
Un film di Steven Spielberg.
Con Harrison Ford, Karen Allen, Cate Blanchett, Shia LaBeouf, John Hurt, Ray Winstone, Jim Broadbent.
Genere Avventura.
colore 125 minuti.
Produzione USA 2008.
Distribuzione Universal Pictures

Indiana Jones, anzi Henry Jones Jr. è tornato. Siamo nel 1957 e, come sempre, la storia comincia nel pieno dell'azione. La trama è fitta di avvenimenti e colpi di scena, sin dall'inizio, per cui non racconto oltre. Sappiate solo che tutto quello che i fan dell'avventuriero archeologo amano è presente nel film. O amate il personaggio oppure cambiate film. Non ci sono compromessi.
La sospensione dell'incredulità è messa a dura prova altrimenti. Solo così possiamo accettare l'inossidabilità del prof. Jones, arrivato quasi all'età pensionabile. Ma Jones è ormai un archetipo. Nato come citazione degli archetipi, è diventato a sua volta icona e archetipo. Lucas e Spielberg hanno creato un carattere che è un modo di dire ormai. "Fare le cose all'Indiana Jones" è una frase fatta ormai. E in questi diciannove anni trascorsi dall'ultimo film ha generato decine di epigoni, anche di buona qualità talvolta. Quello che mi chiedo se questa volta il prof Jones sia epigono di sè stesso. Citazione della citazione, questo film comunque diverte. La sceneggiatura funziona, pur con almeno un piccolo buco logico, forse troppo frettolosamente sorvolato. Questa volta i cattivi non sono i nazisti, ma i russi della guerra fredda. Ma non vi preoccupate, sono idioti e convinti tanto quanto i nazisti. Poverini. Ma gli sgherri dei film non hanno un sindacato che li protegge dall'eroe? Non lo sanno che contro Indiana Jones, come contro James Bond, non ce la si fa? Nel cast troviamo anche una vecchia conoscenza, l'ancora deliziosa Karen Allen,  nel ruolo di Marion, la vecchia fiamma che, dopo aver ricomposto i pezzi del suo cuore jonesdopo l'abbandono da parte dell'eroe, si è ricostruita una vita, e ha avuto un figlio, Mutt, interpretato dall'astro emergente Shia LaBeouf. Un po' macchiettistico il personaggio della bella cattiva di turno, Irina Spalko, interpretata da una giocherellona Cate Blanchett.
Anche lei condannata senza speranze a dire la fatidica frase "Addio Dottor Jones", suscitando l'ilarità, e anche forse un po' di pietà, del pubblico. Ma è cattiva e convinta. Deve essere così. Fa parte del gioco. Ma non è l'unico conflitto che il dr. Jones dovrà affrontare. Pur se affrontato con leggerezza, c'è il tema della caccia alle streghe anti comunisti. Lo stesso Jones pare finire nel mirino della CIA.
Ma la cosa non è sviluppata quanto dovrebbe. Alla fine l'intreccio è da adventure game. Ciò che conta è il mistero fanta-archeologico. Nel gioco delle citazioni ritroviamo anche il deposito dove l'amministrazione USA ha seppellito l'arca dell'alleanza, quasi a volere chiudere il cerchio. La storia ha qualche momento di stanca nella parte centrale, ma poi il film si segue in apnea per almeno tutti gli ultimi 45 minuti. Il ritmo diventa forsennato, l'incalzante tema di John Williams torna più volte a suggellare i momenti più divertenti. Attenzione parlo di divertimento, non di emozione. Non so. Alla fine l'emozione è relegata ai primi minuti del film, con l'efficace entrata in scena di Indy, poi tutto diventa divertimento misurato, da gustarsi con un sorriso compiaciuto. Strano spettatore quello del prodotto seriale. Non chiede grandi novità, ma che ogni episodio sia uguale a sè stesso, pur proponendo nuovi intrecci. In una logica seriale il film è perfetto. Una cosa è certa. Se con James Bond è stato possibile pensare di cambiare l'attore, in questo caso la sola idea di fare indossare lo Stetson a chiunque altro suona stonata. Nel finale capirete perchè.
Ed è un peccato. Gli accenni agli anni della seconda guerra mondiale, dove sicuramente Jones si sarà reso protagonista di brillanti avventure, stimolano la curiosità del fan. Ma non sono raccontabili al cinema con realismo utilizzando Harrison Ford. Magari potrebbero essere essere materiale utile per adventure games, libri o fumetti. Pare che però il successo del film abbia stimolato Lucas e Spielberg alla produzione di un altro episodio. Pare che Harrison Ford abbia auspicato che non passino altri diciannove anni.
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categoria: recensioni, film

giovedì, 05 giugno 2008

Film: Charlie Bartlett

Charlie Bartlett

Un film di Jon Poll.
Con Anton Yelchin, Robert Downey Jr., Hope Davis, Kat Dennings, Tyler Hilton, Mark Rendall, Dylan Taylor, Megan Park, Jake Epstein, Jonathan Malen, Derek McGrath, Stephen Young.
Genere Commedia
colore 98 minuti
Produzione USA 2007
Distribuzione DNC


Charlie Bartlett è un adolescente di buona famiglia. Ha seri problemi con le autorità scolastiche, infatti è stato espulso da varie scuole private. E' allevato solo da una madre nevrotica, con un padre che è andato via, per motivi che verranno chiariti nel corso della vicenda. Ella decide di iscriverlo alla scuola pubblica. Pur tuttavia l'impatto non sarà dei migliori. Charlie reagirà in modo originale alle difficoltà di integrazione. Sottoposto a cure psichiatriche, credendosi esperto del ramo, comincerà a dispensare tali cure, comprensive di psicofarmaci, ai suoi compagni di charliescuola, diventando in breve tempo popolarissimo. Troverà anche l'amore e dovrà però affrontare le conseguenze delle sue azioni. Sarà una grande occasione di crescita per lui.

Come anche in Juno, abbiamo un tentativo di descrivere la vita degli adolescenti di oggi. Anche in questo caso ci viene mostrata la provincia USA, e non i grandi agglomerati urbani.
Anche in questo caso abbiamo un bravo attore adolescente, coadiuvato da altri coetanei molto funzionali, e da un Robert Downey Jr che sembra avere ritrovato le sue migliori capacità di attore, nel ruolo del tormentato preside della scuola. Il risultato complessivo è un film gradevole, forse un po' forzato in alcuni passaggi, che sostanzialmente vuole dare una pur semplice ma quanto mai efficace morale. Adulti e ragazzi devono parlare per comprendersi l'un l'altro, trasformando il dialogo in occasioni di crescita reciproca. Si arriva a questo risultato con un trama che presenta molto bene i conflitti, e con colpi di scena niente affatto banali. Il dialogo poi è scorrevole e brioso, pervaso di intelligente ironia. Da vedere.
postato da emanuelemanco alle ore 22:45 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: recensioni, film

martedì, 03 giugno 2008

Film: Sex and the city

Sex and The City

Un film di Michael Patrick King 
con Sarah Jessica Parker, Kim Cattrall, Kristin Davis, Cynthia Nixon, Chris Noth, Candice Bergen, Jennifer Hudson, David Eigenberg, Evan Handler, Jason Lewis, Mario Cantone.
Genere Commedia
Produzione USA, 2008
Durata 140 minuti circa.


Una delle più cinematografiche serie televisive degli ultimi anni, è approdata al cinema.
Chi già conosce la serie sa che per location e spessore di sceneggiature esexandcity personaggi, la serie non temeva confronti con il cinema. La serie, prodotta dalla HBO dal 1998 al 2004 fu una delle prime serie del genere "chick lit". L'espressione inglese chick lit si riferisce a un genere letterario emerso negli anni '90 e rappresentato da scrittrici soprattutto britanniche e statunitensi, che si rivolgono prevalentemente a un pubblico di donne giovani, single e in carriera. A questo genere appartengono numerosi best seller internazionali dell'ultimo ventennio. Come il romanzo di Candace Bushnell che ha ispirato la serie, della quale il film è la prosecuzione. Il film riprende, quattro anni dopo il termine della serie la serie, le vicende delle  protagoniste. La pellicola si libera del suo debito nei confronti della serie abbastanza presto, già durante i titoli di testa riesce nell'impresa di dare il minimo delle informazioni necessarie sui personaggi. Giusto per non lasciare senza informazioni il pubblico che non l'avesse vista. Dopodichè le vicende del film cominciano a vivere di vita propria. I riferimenti a fatti e situazioni del telefilm sono veramente assolutamente circoscritti a quanto raccontato all'inizio. Io non ho visto tutti gli episodi della serie, anzi penso di averne visti un decimo, ma ho seguito il film tranquillamente. Essendo già la serie originale molto cinematografica, l'adattamento è stato quasi senza sforzo. C'è qualche location estera ed esterna in più. Anche scenografie e costumi erano molti curati nel telefilm, anzi, hanno influenzato anche parte dell'estetica cinematografica delle commedie americane odierne, per cui nulla da eccepire anche su questo fronte. La trama all'inizio non sembra decollare, attorcigliata intorno alla presentazione degli aspetti più "glamour", poi però quando si concentra sui personaggi ritrova il vecchio smalto, e dipana un intreccio assolutamente godibile. La durata supera  le due ore, senza che ci sia la sensazione di assistere a un telefilm inutilmente allungato.
Gli interpreti ormai sono rodati nei loro ruoli e non sbagliano praticamente nulla. Chi era bravo nel serial, si rivela tale anche nel film,  come chi era inespressivo, come il catatonico Chris Noth, alias Mr. Big.
Il risultato finale è un degno epilogo alla serie, pur tuttavia fruibile a sé stante. La sensazione finale è che la vicenda sia arrivata al capolinea. Se compito della serie era raccontare delle vita delle singles tra i trenta e i quarantanni,  ora che tutte hanno abbondamente superato la quarantina, e che non sono più singles, non vedo cosa ci sia d'altro da raccontare. Se qualcosa verrà detto su questi personaggi, sarà meglio non chiamarlo "Sex And The City", perchè sarebbe altra cosa.
Cataloghiamo telefilm e film tra le buone narrazioni e godiamoci altre storie.
postato da emanuelemanco alle ore 16:50 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: recensioni, film

domenica, 18 maggio 2008

Libri: Nulla per caso

Mi chiedo spesso cosa porti a leggere un libro anziché un altro. La domanda è quasi retorica. Ogni libro che leggiamo ha una sua storia personale. Nessun lettore ha un percorso sovrapponibile a quello di altri. Come sia arrivato a leggere questo libro esula dallo scopo della recensione. Sappiate solo che grazie a questo percorso però ho avuto modo di conoscere, seppure non approfonditamente nulla_per_casol'autrice. E' sorprendente ritrovarsi a leggere un romanzo con la voce del suo autore. Ancora più sorprendente visualizzare la protagonista con le fattezze dell'autrice. Nonché attribuire ai vari personaggi i volti delle persone care alla stessa, visti alla presentazione del volume. In fondo non è così. Rosa non è Irene, la protagonista del romanzo. Ma c'è qualcosa di Rosa in Irene per forza di cose. E' lei che ha donato al personaggio il soffio vitale. E le ha donato una singolare caratteristica, quella di percepire il dolore delle persone che le stanno vicino. Fino a starne male. La cosa è molto scomoda se poi il personaggio è una cronista di cronaca nera, costantemente a contatto con dolori di ogni sorta. Da questo primo conflitto scaturiranno in realtà molti altri conflitti. Una narrazione compatta, che si avvia con molta circospezione, ci introduce a un complesso mondo narrativo, fatto di personaggi e situazioni che sembrano vivere di vita propria. Attenzione, non sto dicendo che sfuggano al volere della scrittrice, quello che voglio dire è che il notevole lavoro di costruzione dei personaggi e dell'ambientazione è molto curato. Il risultato di una così buona preparazione è una storia che, dopo qualche capitolo di presentazione dell'ambiente e dei personaggi, scorre senza intoppi, facendosi leggere senza alcuna fatica. La trama “gialla” è parte integrante dell'opera. Non risulta niente affatto pretestuosa, come capita troppo spesso. La sua risoluzione è molto coerente nella sua linearità e semplicità. Come dicevo, non solo sono curati i personaggi, ma anche l'ambientazione. Una Milano assolutamente riconoscibile, ma fuori dagli stereotipi. Il linguaggio è moderno senza essere “modernista”, ossia è assolutamente privo di quei neologismi che molti autori inseriscono per dare sfoggio di sé. La parola che mi viene più in mente se penso al romanzo è “modestia”. Non è un giudizio sulla qualità del romanzo, che è buono. Bensì l'atteggiamento che sembra trasparire da ogni pagina. Una volta tanto abbiamo un'autrice che non pretende di insegnarci il senso della vita in ogni riga, ma che, con molta modestia, si limita a raccontare una storia, e lo fa molto bene. Non pensiate che un minimo di insegnamento, dalla storia di Irene, non si possa trarre, ma per fortuna l'autrice non ce lo fa pesare. Lei racconta la storia, lasciando a noi lettori il compito di trarne le dovute conseguenze.


Nulla per caso
Rosa Teruzzi
Sperling & Kupfer - Collana Pandora
Data pubblicazione: 2008
Pagine: 199 - ISBN: 8820045109 - Prezzo: € 16,50

Recensione pubblicata anche su Il Leggio.
postato da emanuelemanco alle ore 07:58 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: recensioni, libri

lunedì, 05 maggio 2008

Film: Iron Man

IRON MAN
Un film di Jon Favreau.
Con Robert Downey Jr., Terrence Howard, Jeff Bridges, Shaun Toub, Gwyneth Paltrow.
Genere Azione, Supereroi.
Durata 126 minuti.
Produzione USA 2008.
Distribuzione Universal Pictures.


Lo penso da sempre e lo ribadisco, trarre un film da un fumetto di superiron_man eroi non è cosa facile. Sono scivolati nell'impresa registi anche molto accreditati. Il fatto è che quello che funziona nel mondo del fumetto, non funziona al cinema e viceversa. C'è bisogno di un regista capace di stringere un “patto di sospensione dell'incredulità” molto forte con i propri spettatori, ma che d'altra parte, introduca con misura i necessari elementi di realismo, in assenza dei quali l'intera operazione perde di credibilità. Non che questo ragionamento non valga anche per altri action movie. Troppe volte si assiste a scene di azione così esagerate da infrangere qualsiasi patto con lo spettatore. Detto questo, temevo molto un film su Iron Man. Come in generale temo ogni film su un super eroe. Adoro questo genere fumettistico, e proprio per questo temo sempre che malfatte trasposizioni cinematografiche mettano questo genere in ridicolo. Non è questo il caso. Il regista Jon Favreu, che si è persino ricamato un piccolo ruolo nel film, come autista di Tony Stark, non è proprio un novellino. Già discreto attore televisivo, amico intimo e collaboratore del comico Vince Vaughn, ha già diretto film non eccelsi, ma con ottimi attori, come il film di esordio “Made – Due imbroglioni a New York” (2001), con Vaughn nel cast, ma anche con Famke Janssen e Peter Falk, e “Zathura – Un'avventura spaziale” (2005) con Tim Robbins. Non è quindi nuovo a film ad alto tasso di spettacolarità.

Inoltre c'è da ricordare che questo film è il primo co-prodotto dalla Marvel stessa. Il prossimo sarà Hulk. Favreu compie diligentemente il suo ruolo di regista su commissione. Non cerca di dare una visione “artistica”, o un rilettura in chiave problematico esistenziale della mitologia del super eroe. Si limita a raccontare, molto bene, una storia. La storia di un personaggio che non è mai stato al massimo della popolarità, ma che ha sempre avuto negli anni uno zoccolo duro di appassionati molto attenti. La storia di Tony Stark, genio miliardario, ben interpretato da Robert Downey jr. Stark è il titolare della più importante e tecnologicamente avanzata, fabbrica di armi degli Stati Uniti. Come molti ricconi vive una esistenza frivola, tra feste e divertimenti, senza badare bene all'uso che viene fatto dei prodotti della sua fabbrica. Recatosi in Afghanistan per una dimostrazione, viene gravemente ferito in un attentato, e catturato da un gruppo di terroristi, i quali gli impongono di costruire per loro un prototipo di una delle sue più avanzate armi. Per farlo gli mettono a disposizione armi fabbricate dalla sua stessa fabbrica, arrivate in mano ai terroristi per misteriosi canali, la scoperta dei quali è oggetto della trama del film. Messo davanti alle estreme conseguenze del suo operato Stark cannibalizza la sua stessa tecnologia per realizzare un dispositivo che metta in grado il suo cuore, gravemente danneggiato da una scheggia durante l'attentato, di funzionare al meglio e tenerlo in vita. Questo stesso dispositivo alimenta un'armatura che il geniale inventore riesce a costruire proprio sotto il naso dei suoi carcerieri. Con questo rudimentale prototipo Stark riuscirà a liberarsi dai terroristi. Recuperato nel deserto afghano, al suo ritorno negli Stati Uniti deciderà di cessare la fabbricazione di armi, e di costruire di contro una versione più evoluta della stessa armatura. La prima parte del film riprende in maniera molto fedele le origini del personaggio, che nel fumetto originale si recava in Vietnam, attualizzandole. Se devo fare un appunto a questa prima parte è l'ho trovata parecchio semplicistica nella definizione dell'ambiente. Mi ha ricordato molto i film di guerra degli anni '80. Ma non quelli di Oliver Stone e Stanley Kubrick, ma i “Rambo” e i film con Chuck Norris. Stereotipati appaiono i terroristi e il loro accampamento per esempio. Pur tuttavia questo approccio non è lontano da quello originale del fumetto, e della Marvel anni '60. Anche quell'universo poteva essere definito come una buona approssimazione dell'universo reale. Quello che importava non era l'accuratezza dell'ambientazione, ma l'uso drammatico della stessa, e che la storia alla fine non perdesse di efficacia. Così per questo film, il quale, supportato da un ottimo cast ci fa superare le limitazioni di questa prima parte. Infatti al ritorno negli States di Stark il film decolla. I personaggi cominciano a crescere di spessore. Sia Tony, che Virginia "Pepper" Potts, la segretaria tutto fare, ovviamente segretamente innamorata del suo capo, interpretata con molto garbo da Gwyneth Paltrow. Decisamente in parte sono anche Jeff Bridges, nel ruolo del socio in affari di Stark, Obadiah Stane, e Terrence Howard, nel ruolo di Jim "Rhodey" Rhodes. Poco sviluppato, praticamente un cameo è invece Harold "Happy" Hogan, interpretato dallo stesso Favreu, che probabilmente ha voluto concentrarsi più sulla regia che sulla recitazione. In effetti il film presenta una serie di sequenze veramente spettacolari, molto curate. Il film ha un buon budget e lo utilizza molto bene. Nella vicenda entrerà poi in gioco anche lo S.H.I.E.L.D. (Strategic Hazard Intervention, Espionage and Logistics Directorat) una agenzia di spionaggio e contro spionaggio inventata a bella posta nell'universo Marvel. A rendere credibile l'operazione c'è da un lato una serie di trovate assolutamente plausibili. Quando Iron Man comincia a sperimentare il volo per esempio, scopre anche i più elementari principi della fisica per esempio, come il principio di azione e reazione, e scopre che ad alta quota sull'armatura si forma il ghiaccio. Non sono banalità. Abbiamo visto troppo spesso Superman volare nello spazio, in spregio a qualsiasi elementare legge della fisica. A parte una notevole cura dei dettagli tecnologici, veramente molto credibili se non verosimili, non crediate che tra esplosioni, segreti e agenti segreti, convulse scene di azione e sfoggio di tecnologia avanzata, il film si prenda troppo sul serio.

Il registro, a parte la prima mezz'ora, è ironico, senza scivolare nel comico o nel parodistico. Un sottile filo di ironia, che mi fa paragonare questo film ai migliori Bond movie. Il film è comunque il primo tassello di un progetto più ampio, che probabilmente potrebbe portare al cinema un concetto finora poco sfruttato, ossia che nell'universo Marvel i vari personaggi interagiscono spesso tra loro. Infatti Tony Stark apparirà nel prossimo film su Hulk. In questo film invece oltre alla presenza dello S.H.I.E.L.D., vi devo segnalare la chiosa finale, ossia una sequenza montata alla fine dei titoli di coda, che preannuncia l'inevitabile sequel, introducendo un personaggio molto caro ai Marvel-Fan. Non andatevene quindi. Restate in sala fino alla fine.

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categoria: recensioni, film

giovedì, 10 aprile 2008

Libri: Il commissario incantato

In campo musicale realizzare la "cover" di una canzone del passato è una pratica molto frequente. Ossia non si sconvolge nessuno se un artista decide di suonare una canzone di un altro. Lo scopo non è sopperire alla mancanza di ispirazione, almeno non sempre, bensì quello di rendere omaggio a un artista molto apprezzato o a una canzone molto amata. Le cover megliocommissario riuscite non sono quelle che cercano di rendere fedelmente la canzone modello, cosa tra l'altro impossibile, ma sono quelle che portano il contributo della diversa sensibilità artistica dell'"imitatore". Ricordo per esempio una bellissima versione di Eric Clapton della canzone “Little Wing” di Jimi Endrix.I risultati sono sempre opinabili, perché dipendenti dal gusto di chi ascolta. Questa pratica non è comunque poco diffusa in letteratura. E' diffuso l'uso della citazione, talvolta più o meno esplicita. Talvolta i romanzi si ispirano a situazioni di altri romanzi, penso ai Bridget Jones, ispirati a Orgoglio e Pregiudizio, oppure ai libri di Moccia, che pestano (male) lo stesso mortaio di Cime Tempestose. Anche nel cinema poi il “remake” è realizzato da registi e produttori a corto di idee. Talvolta il remake è una operazione artistica anche in questo caso, si pensi a Psycho di Hithcock, rifatto da Gus Van Sant.

L'operazione di Matrone è sostanzialmente diversa. Più simile al remix di un dj, che alla cover o al remake in realtà. Matrone, e l'ho appreso ascoltandolo alla presentazione del libro, ha preso il testo originale, “La vita intensa” di Massimo Bontempelli, lo ha fatto a pezzi, e ricomposto, in maniera casuale. Ha poi sia inventato frasi e concetti di sana piante e credo che anche che abbia tagliato parti che non lo convincevano. In questo momento non ho ancora letto il testo originale e non posso fare confronti. In realtà voglio esprimermi proprio sullo specifico di questa “cover”, senza fare confronti con il testo originale. Le mia conclusione, quindi riguarda il libro di Matrone come opera a sè stante. Penso che ci troviamo davanti a un un libro ben scritto, con un testo che riesce a essere sia colto che brillante. Molto pieno di considerazioni sulla visione del mondo dell'autore “attuale”. Il divertimento della scrittura poi traspare da ogni pagina. L'autore riesce quindi ad andare oltre il patto tra lettore e scrittore, e riesce a far sentire il lettore suo complice in questa marachella letteraria. La scorrevolezza del testo e la sua piacevolezza, rendono l'esperienza di lettura fin troppo breve. Come tutte le cose belle, sembra che duri troppo poco. Ma non posso considerarlo un difetto. Preferisco un libro le cui pagine scorrano con piacere, che un testo del quale non vedo l'ora di finire la lettura per dimenticarlo. In questo caso, posso anche dire che il testo regge a una rilettura. Consigliato per godere del piacere della lettura.


Maurizio Matrone
Il commissario incantato
Romanzo di avventure
Marcos y Marcos - 214 Pagine -14.50 Euro

Recensione pubblicata anche su Il leggio


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categoria: recensioni, libri

martedì, 08 aprile 2008

Riflessioni

Riflessioni, a posteriori sul film Onora il Padre e la Madre, da me recensito qui.
Non avete mai sentito notizie talmente assurde, da pensare che fossero stata proposte in un film sarebbero state bollate come inverosimili?
La vita non si preoccupa di sembrare reale. Lo è. Le dinamiche umane sono caotiche. Inverosimile ma non impossibile che:
1) una rapina vada a puttane, e che ci scappi il morto. l'adrenalina fa di questi e altri scherzi, e anche una persona sofferente può premere un grilletto
2) che il fratello bello ma scemo, succube psicologico del fratello "Intelligente ma brutto", accetti di fare quello che gli dica senza chiedersi il perchè. E' veramente messo molto male.
3) che il figlio maggiore odi il padre, da altri amato? Non hai mai sentito parlare di figli preferiti amati e coccolati a discapito di figli bistrattati? O di persone stimate in pubblico, autentiche merde in famiglia?
Continuando:
Do  ragione al mio amico Vanamonde sullo scarso peso del ruolo della sorella. Poco sviluppato.
Hank e la moglie di Andy scopano. Lo dice lei. Si divertono un sacco a farlo. E basta. Mi pare che lo dicano chiaramente. Hank vorrebbe di più. Ma le cose per lei sono chiare.
Handy i soldi non li chiede alla famiglia perchè non può ledere la sua immagine di vincente. Punto. E' un colosso con i piedi di argilla. Dietro una facciata lustra si nasconde un devastante fallimento.
Ha lavorato con la famiglia, nel negozio, e da quello che dice, si capisce che se ne sarà andato sbattendo la porta, cercando la sua dimensione, senza chiedere aiuto a nessuno.
Ho vissuto una situazione simile. Non torni indietro in questi casi. A costo di affossare, cerchi di farcela da solo. Nel suo caso però, essendo diventato disonesto, cocainomane ha cominciato una discesa agli inferi che rende il delitto quasi lo sbocco naturale.
Sono situazioni parossistiche. Ma non mi sembrano fuori dal reale, pensa al caso Maso o a Novi Ligure. Sarebbero pessime sceneggiature, piene di buchi.
postato da emanuelemanco alle ore 20:13 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: recensioni, cinema

giovedì, 03 aprile 2008

Frammenti di una rosa quantica

Un anno fa la prima antologia connettivista tentava di dare una panoramicacoprosaquantica delle principali tematiche del movimento. Questa seconda antologia, Frammenti di una rosa quantica, non è così ambiziosa. Più prosaicamente si fregia della sua frammentarietà, sin dal titolo. Il riferimento alla meccanica quantistica evidenzia lo stato naturale del movimento, che vive continui cambiamenti di definizione, resistente a qualsiasi osservazione. Anzi proprio il tentativo di osservazione genera i cambiamenti.

L'antologia presenta quindi ancora più discontinuità, al suo interno, di quante ne avesse la prima.

Ci sono anche nomi nuovi. Ci sono i connettivisti della prima ora, ma anche semplici simpatizzanti, coinvolti perché comunque affini a un movimento che può essere tutto e il contrario di tutto.

In un anno sono successe tante cose. Scrivendo s'impara. La vittoria al premio Urania di Sezione π2 non è un evento casuale, né unico. Anche altri connettivisti hanno vinto prestigiosi premi per racconti. Infatti in questa antologia la qualità media è nettamente migliorata, pur partendo dal buon livello della precedente.

Veniamo ai racconti.

Orizzonte degli Eventi, di Giovanni De Matteo è un racconto che per struttura è da considerarsi un romanzo breve. Un racconto che oscilla tra suggestive evocazioni di millenarie civiltà, citazioni fumettistiche, paradossi della fisica e la migliore space opera. E' così ben strutturato da essere suscettibile di ampliamenti, che potrebbero portarlo al respiro del romanzo lungo.

SPAM di Filippo C. Battaglia, è un allucinato viaggio nelle estreme conseguenze dalla civiltà dei consumi. Graffiante.

L'uomo dei pupazzi di schiuma di Dario Tonani, ci mostra l'avvento di nuove forme di vita. Figlie sia dell'avanzata manipolazione dei materiali, che del software che assume auto consapevolezza. Il racconto pur tuttavia sembra fermarsi prima di possibili sviluppi. Peccato perché è molto ben scritto.

Chandra, sogna la neve che brucia di Alberto Cola.
Ossia anche le AI hanno un anima. I “ghost” che si affannano a cercare le tracce della più evoluta di esse, ossia “Miracle” se ne renderanno conto? Attenzione, la risposta potrebbe inquietare più della domanda. Bello.

Cento anni di Sandro Battisti è breve come un soffio. Ma è intenso, struggente. Le estreme conseguenze dell'ingordigia di sapere e conoscenza sono sempre dietro l'angolo. Fare attenzione. Sempre. Da leggere e da ascoltare nei reading che Sandro tiene per l'Italia.

Principio d'induzione di Roberto Furlani è un ottima drammatizzazione di un principio della fisica classica, immerso in uno scenario di guerra futuribile, in realtà fin troppo attuale. Un racconto dallo svolgimento compiuto. Uno dei migliori dell'antologia.

137 di Lukha Kremo Baroncinij.
Intelligenze naturali alimentano computer organici, connessi a loro volta con intelligenze artificiali. In uno scenario freddo e disumano si combatte un conflitto silenzioso. Immaginifico e ben scritto.

Confiteor di Mario Gazzola è un pugno nello stomaco. Ostie mediche sono in grado di fare dimenticare i peccati, fatti e, soprattutto, subiti. L'antico rituale della confessione è quindi asservito a scopi che il racconto esplicita senza pudore. Ottimo senso del ritmo, esaltato nei reading dalle ottime capacità espressive del suo autore, ma capace di emozionare anche alla sola lettura privata.

L'ultima stanza del mondo di Alex Tonelli ha per protagonisti quattro sopravvissuti a una pestilenza mondiale. Ma l'essere chiusi in una stanza, senza contatti con il mondo, li renderà protagonisti di uno dei più classici paradossi quantistici. Buona costruzione dei personaggi.

Afterlife di Daniele Pasquini.
Il racconto narra di un futuro nel quale l'anima, dopo la morte, diventa un software da caricare in un software di realtà virtuale. La vera e definitiva Second Life. Ovviamente nulla è mai semplice come si crede. Non completamente sviluppato, a mio giudizio, ma il tema è interessante.

Esperimento quantico di Domenico Mastrapasqua racconta di un novello icaro quantistico. Del sempre eterno protendersi oltre ogni limite fisico. Ovviamente le conseguenze di questa ricerca sono sempre imprevedibili.

La favola nera di Marco Milani è la coniugazione in chiave connettivista dell'eterno scontro dell'uomo con le sue paure. In questo caso di un bambino, che affronterà lo spauracchio più temuto, “l'uomo nero”. Buonissimo il dialogo.

L'istante gelido di Fernando Fazzari è un aneddoto, più che un racconto. Una Bologna non molto lontana dall'attuale fa da sfondo a una resa dei conti tra padre e figlio, con toni da racconto maistream.

Amiens (1905) di Simone Conti è una delle punte di diamante di questa antologia. E' possibile fare interagire Jules Verne con tutti, dico tutti, i personaggi delle sue opere? Chi è il misterioso nemico che insieme dovranno affrontare? Da leggere. Non me ne vogliano gli altri, ma è il mio racconto preferito dell'antologia. Assolutamente da leggere.

In conclusione un'antologia tutta da leggere. Come già scrissi l'anno scorso, i connettivisti hanno il maledetto vizio di parlare poco, e scrivere tanto. E il maledetto coraggio di esporsi, in un momento che continua a essere poco felice per la fantascienza. Non posso poi non fare i miei complimenti a Giorgio Raffaelli per le splendide immagini a corredo dei racconti, che avrebbero meritato la stampa a colori. Ma capisco anche l'esigenza meritoria dell'editore di mantenere un prezzo abbordabile. Ottima è poi la grafica del volume. Curata e ben fatta anche la parte redazionale, che consta nella simpatica introduzione di Luca Masali, la compiaciuta nota dell'editore Luca Kremo Baroncinij e le necessarie note biografiche sugli autori.

Prendete e leggetene tutti.

Autori Vari,
Frammenti di una rosa quanti
FANTASCIENZA
Kipple Officina Libraria
Bibliotheka di Avatar
Anno 2008
pagine
224
prezzo 15,00 euro



Recensione pubblicata su Fantascienza.Com
e sul Leggio


postato da emanuelemanco alle ore 10:18 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: recensioni, fantascienza, connettivismo

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